lunedì 2 novembre 2015
domenica 1 novembre 2015
Il Giorno dei Morti
Il Giorno dei Morti.
E oggi è il Giorno dei Morti.
I
miei me li sento accanto, uno per uno. Hanno sorrisi e premure che ho
conosciuto bene, ognuno secondo quello che è stato. La prima fu
Feria. Era una bellissima ragazza napoletana figlia di amici. Se io
avevo dodici anni, lei ne doveva avere quindici. Morì fulmineamente
di una setticemia che nel 1949 non era curabile.
Ricordo
la sua dolcezza, la sua parlata e la sua morte in modo così indimenticabile che
l'ho eletta mia psicopompo, buffa parola greca che però ha un
significato profondo-sarà lei ad assistermi nel momento
dell'ingresso nella mia ultima e definitiva realtà.
La
morte è un parto; abbandoniamo questo corpo goffo ormai
usurato per uscirne come farfalle dal bruco-nuovi, luminosi, accolti.
Rivedrò
mamma e babbo e saranno ciò che erano davvero sotto le loro spoglie
umane; dissolta la forma resta l'essenza, ciò che è. Quelli
siamo.
Rivedrò
la mia vecchia ragazza Liliana e la sua anima schiva, nonna Serafina
ligure di Varazze, nonna Argia etrusca di Maremma e nonno Vitaliano,
alto, dinoccolato e con gli occhi azzurri, lui del Mugello arrivato
dal Nord.
Gli
amici, lasciati nel viaggio con poche parole di notizia e uno
scuotere del capo.
E'
bello il Giorno dei Morti.
La
morte, nostra sorella morte corporale, mi sorride e io faccio
spallucce.
a Paolo
Come un vecchio ciocco
che brucia nel camino
faccio braci e faville
e scaldo, da vicino.
Vieni nipote giovane
a scaldarti le mani
Chissà se mi ritrovi
acceso anche domani.
Mi chiedesti una volta
delle faville d'oro
se andavano nel cielo
dove prendevan volo.
No, non se ne vanno
restano attorno vive
Ti guarderanno uomo
sorridenti e furtive.
sabato 24 ottobre 2015
Se puoi parlarne non è l'eterno Tao
A-teo.
Cercando
l'età di Michele Serra su wikipedia
ho trovato scritto : “Michele Serra è ateo”. Di sicuro la scheda non l'ha scritta lui, è una prosa
mediocre. Quello che mi ha stupito è
stata la indiscutibilità dell'affermazione e il contrasto evidente con la pietas
espressa dalla poesia che ho pubblicato.
Dove
è l'errore?
L'errore
è nel termine “a-teo” che non significa nulla essendo una contraddizione in
termini: per dire a-devi definire teo, che è
assolutamente indefinibile:
Il Tao che può essere detto
non è l'eterno Tao,
il nome che può essere nominato
non è l'eterno nome.
non è l'eterno Tao,
il nome che può essere nominato
non è l'eterno nome.
( Lao Tzu )
Obietterete che non stiamo parlando del Tao di Maestro Lao ma
del Dio nostro, quello della Bibbia.
Sì , ma allora va detto:
“Michele Serra è ateo perché non crede nel Dio della Bibbia
degli Ebrei, quello disegnato da Michelangelo con barba e camicione.”
Se è così, sono ateo anche io.
La verità che gli atei veri all'eterno Tao, Quello della Bibbia, dei Veda, di Buddha, di
Mosè, dei nativi americani del Nord America, dell'Alighieri, di Maestro
Lao, di Yeshua ben Joseph detto il Cristo, non ci pensano mai e se mai ci
pensano scacciano il fastidioso pensiero.
L'eterno Tao non è definibile né analizzabile, non è sezionabile
né misurabile, non è una “Cosa” ma un Accordo d'organo: maestoso, che scuote il nostro
cuore, che spaventa la nostra mente e da cui istintivamente fuggiamo.
Non è affrontabile.
A questo servono i Mediatori finché la presunzione non li
deforma.
Per questo me ne sto col più sconfitto di loro, col più
improbabile e
indefinito, con Quello che non ha lasciato niente morendo sulla
Croce. Appena un pugno di seguaci, spaventati, inconcludenti, miserevoli.
Io sono uno di quelli.
venerdì 23 ottobre 2015
Non perdetevi " Ognuno potrebbe " di Serra
Gran libro.
Non
perdetevi “Ognuno potrebbe” di Michele Serra. Ho cominciato a leggere Serra
quando scriveva su “Cuore” e era il 1989; lui aveva 37 anni e io 52. Era già
bravo e alla fine trovate una sua poesia che potrebbe scrivere anche oggi,
cambiando solo la geografia.
Il
libro è la ricerca del senso del mondo, delle cose e nostro. Però leggero,
levigato, un sussurro che si allarga
alle bizzarrie e alle contraddizioni di questo nostro tempo. Rispunta il modo di far satira di Serra , sempre
garbato e elegante.
Il
protagonista Giulio, che racconta in prima persona, è un laureato in
antropologia finito all'Università a fare
il ricercatore insieme all'amico Ricky. La ricerca è: analisi accurata e
documentata delle procedure di esultanza dei calciatori dopo il gol . Lo
stipendio di settecento euro al mese.
Vive
con la vecchia madre in Capannonia, provincia una volte operosa e ora ridotta
dalla crisi ad un deserto di capannoni abbandonati e di macchinari arrugginiti. Ama la bella e concreta Agnese, ammira l'artigiano tornitore Squarzoni che ancora
resiste in un capannone accanto a quello del padre ebanista, morto ormai da
dieci anni, odia l'Iphone, tradotto egòfono.
Una
sera si sperde per una deviazione nel
labirinto delle strade e delle rotonde di Capannonia “ E dunque sono qui che
vago per i non luoghi non ritrovandone più il bandolo, facendomene per giunta
un rimprovero perché-penso-dovrei conoscerli a memoria per quanto lunghi e larghi (....) perché questi
luoghi o non luoghi sono i miei luoghi, ci sono nato e cresciuto e ci
sto invecchiando...”
E
prosegue a piedi fino alla causa del caos della viabilità: c'è un cinghiale
morto nel mezzo della strada:
“
il cinghiale giace scuro nello scuro. Per vederlo bene ci si deve avvicinare a
pochi passi, mi sembra enorme , soprattutto la testa nella quale l'unico occhio
visibile , minuscolo e spalancato, riflette la luce delle torce,come una
favilla inspiegabile in tutto quel nero.”
Un
gran libro. Mi ha fatto venire in mente quello straordinario film di Olmi che è
Centochiodi. Io dico che la conclusione è la stessa ma mi riservo il
diritto di sbagliare.
Ventiquattro pollici
Si fermarono a riva
i ragazzi leoni
della Surfing Ruanda
tronchi senza la
randa
dita senza le mani
contributi africani
al mercato grandioso
della lacrima bianca
due miliardi di case
disponibili a fare
condoglianze virtuali
e collette alla
standa.
Tutto questo dolore
confezione gigante
no grazie, non mi
sento
abbastanza importante
di un pensiero
all'altezza
della mondovisione
dell'enorme porzione
di vestiti e persone
che galleggia sul
lago
Per la retta che pago
non mi merito tanto.
O si parte in missione
O si parte in missione
come fanno le suore
o si spegne il bidone
che rivende il dolore
Sarei un'ottima suora
se ne avessi i
coglioni
nel frattempo
converto
le mie televisioni
negli spenti reperti
senza alcuna memoria
che galleggiano
inerti
sul mio lago
Vittoria.
(Michele
Serra )
venerdì 16 ottobre 2015
martedì 13 ottobre 2015
L'indicibile orrore.
Orrore infinito nella Palestina, accanto ai luoghi sacri delle tre religioni monoteiste del medio Oriente.
Terra di Profeti e di Santi.
Terra della Persona Divina Yeshua ben Joseph detto il Cristo, dove nacque, morì, fu sepolto e resuscitò il terzo giorno.
Terra insanguinata da sempre ma mai sprofondata nell'orrore di bambini disperati che pugnalano bambini inconsapevoli.
Di fronte alla disperazione di un popolo angariato, derubato delle proprie speranze fino alla follia, il mondo dei pasciuti signori di Occidente in cui mi metto anch'io guarda sorpreso: che fanno?
Di fronte alla disperazione di cinquanta anni di speranze frustrate i signori della guerra santa spingono all'odio i propri figli adolescenti e il signore della nazione di Israele, democraticamente eletto, tuona oscenamente
“ non riusciranno a distruggere Israele!”
No, signor Netanyahu, non ci riuscirebbero nemmeno in cent'anni di intifada. Israele vivrà ma avrà rinnegato i suoi santi e i suoi profeti, sbeffeggiando quel Dio che è Uno, ma che non è più il suo.
Morti viventi, occuperete quel pezzo di terra che tutti chiamano Santa.
Seduti sui vostri arsenali, perderete l'anima
domenica 4 ottobre 2015
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