sabato 11 aprile 2015



Ite, Missa est.


Al Centro don Gnocchi c'è una cappellina  di buon disegno come tutto il resto. Ha un andamento come circolare, panche di legno chiaro, la maschera mortuaria di un sereno don Gnocchi  e la sua testa sorridente in creta.
Don Gnocchi assomiglia curiosamente a mio padre e questo me lo fa ancora più caro.
Il giorno delle Ceneri alle 16,30 c'è la Messa e decido di andarci. Mi siedo appoggiato al mio bastone e la cappella si riempie poco a poco di quella umanità dolente che sto imparando a conoscere. Molti in carrozzina assistiti da volontari gentili e servizievoli,  signore col tutore che porta la bombola dell’ossigeno, alcuni vecchi come me.

Qui Gesù che pende dalla sua Croce sopra l’altare si riempie di colpo di significato. Scandalo incomprensibile nel mondo dei sani e vigorosi, pieni di vita e energia, tra noi feriti si rivela per Chi è, questo Dio umiliato e deriso, questo Signore incoronato di spine, questo Maestro crocefisso sul Golgota.
E’ Uno di noi, partecipe di ogni dolore del mondo. Unico Dio che non ha lasciato teologie o riflessioni profonde, che non ha scritto un rigo. Lui, che poteva scendere dalla Croce come gli diceva di fare chi lo irrideva, che poteva cancellare questo Mondo d cui è l’artefice,  rimase negli spasimi fino alla morte, e alla morte di croce.
Con la sua morte s’è fatto compagno di ogni uomo dolente; ha trasformato la disperazione vana e la rabbia in compassione e in  misericordia verso i compagni di sofferenza.

Fu una bella Messa e all’Ite pensai che ce ne andavamo verso la Pasqua di Resurrezione. 
 Quaranta giorni passano in fretta.


domenica 22 marzo 2015

Ritorno a casa



La comunità della sofferenza.


Quando arrivi ti stupisci delle dimensioni di tutto; l'atrio è grandissimo, i corridoi larghissimi, la camera a due letti accogliente e luminosa, gli armadi sono veri armadi. Non è di sicuro un ospedale ordinario.
Dove sei lo capisci solo al primo pasto alla mensa. Anche la mensa è grande, con vetrate a tutta parete , tavoli da sei posti, belle sedie in acciaio cromato.
La vedi tutta quando arrivi dal corridoio e lì ci sono cinquanta persone mutilate, storpiate, deformi. La maggior parte è in carrozzina; molti con il cannello dell'ossigeno nelle narici. Una giovanissima che svolazza sorridente con un enorme gesso sulla schiena, signore giovani anziane o vecchissime, obese, storte in avanti, piccolissime con una gran gobba, che si appoggiano al loro carrello tutore. Un giovanotto dalla gran testa riccioluta è posato in carrozzina perché non ha gambe, fino al bacino.
Non c'è allegria, non c'è tristezza ma sopratutto non c'è rassegnazione. Se dovessi riassumere l'atteggiamento di tutti direi: determinazione.
Al “don Gnocchi” vogliamo guarire o almeno migliorare la nostra condizione per quanto grave sia. A quattordici anni o a novantaquattro, qualunque sia la ferita che sopportiamo, noi vogliamo guarire.
Io sono tra i fortunati senza tutore, senza carrozzina e senza ossigeno. Avanzo col mio bastone made in Moena che mi ha regalato mio nipote Paolo e prendo posto a capotavola di un tavolo da sei.

Saluto, rispondo alle inservienti che mi chiedono se mi va bene pasta al pomodoro o preferisco i tortellini; di secondo c'è un filetto di merluzzo con un contorno tra purè, patate, spinaci, insalata. Il cibo è buono. Si mangia, io in silenzio ma gli altri, che si conoscono già, parlando di palestra, orari, infermieri . Ordinatamente, senza allegria, senza tristezza. Cortesemente, senza lamenti, senza recriminazioni. Siamo qui per migliorare e perdio miglioreremo. Cominciano ventotto giorni come in convento.

domenica 22 febbraio 2015

Sono in malattia

Tutto cominciò con don Carlo Gnocchi....

Sono ospite "agratis", grazie alla superba Sanità Toscana, di questo Centro di riabilitazione nato sulla prima "baracca" di don Carlo Gnocchi.
Don Gnocchi è questo prete qui
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Nato nel 1902 a San Colombano al Lambro si fece da cappellano militare tutta l'ultima guerra, con gli alpini in Russia e poi con la resistenza. Dall'esperienza della guerra uscì con la volontà più ferma di aiutare i bambini mutilati e cominciò con una piccola struttura di ricovero e riabilitazione.
Morendo, nel 1956, salutò gli amici : "amis, ve racomandi la mia baracca..."
Oggi, da quel fuoco di carità, è nata una catena di centri di assistenze e riabilitazione in tutta Italia.
QUI altre notizie.
Non ho computer e sono a casa solo il sabato e la domenica nella giornata.
Vi racconterò; intanto, belle cose spirituali e serene e auguri di salute adamantina.
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15 03 2015:
ancora 3 notti, puff, puff...
Comunque risultati notevoli, duro lavoro, serietà. 
Dimagrito quattro chili!
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venerdì 13 febbraio 2015

Compratevi sei euro di speranza.

Questo libro ? Interessante.

Ebbene sì, questo è uno dei miei quattro libri che presenterò ai miei 25 lettori.
Cos'è lo dice il titolo: un manuale per giocare al Lotto e altro. Siete contrari al gioco? Sbagliate.

Il gioco è una opportunità come andare a pesca. Disapprovate la pesca? Ci si arma di canna e di pazienza, si cala l'esca e si può prendere ogni tanto un pesce.
La differenza del gioco d'azzardo dalla pesca è che vi fanno credere che dovrete per forza vincere un pesce d'oro e di smeraldi. Non è vero. Si può giocare una vita e quel pesce non pescarlo mai.

Ma col mio libretto di 100 pagine potrete vincere l'esca per continuare la pesca indefinitivamente , giocherete col soldo del Banco. E magari, spendendo sei euro, una bella mattina....zac! Il pesce d'oro e smeraldi! ( o anche un bel branzino).

Io mi interesso del Lotto ( cioè dell'estrazione di numeri casuali ) dal 1975. Mi affascinava il fenomeno dell'estrazione casuale, del Caso.
E mentre studiavo simulavo le giocate. Nel libro c'è quello che ho imparato e ora gioco cautamente ma coi soldi del Banco. Aspettando il pesce d'oro...

Il libro lo trovate on line scrivendo autore e titolo. Oppure, su richiesta, nelle librerie Feltrinelli. ( io ci guadagno 1 euro a copia!)

Basta, devo scegliere i numeri del 10elotto...



martedì 3 febbraio 2015

Lo strano caso del Dott.Renzi




Matteo Renzi chi?


Dopo l'elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica ci sono stati ululati di sorpresa e di gioia indirizzati a Matteo Renzi.
Oh bella, e noi che si credeva fosse un ambizioso ragazzotto, un figlio di troika, un figlio illegittimo di Berlusconi, un pugnalatore, un capetto da rimettere al suo posto, un fiorentino di merda.
Ci sono state scene anche commoventi, come le lacrimucce della Bindi che l'ha improvvisamente riconosciuto come uno dei meglio fichi nel bigoncio dei cattolici democratici, Vendola che se l'abbraccia, la Concita De Gregorio ( che a me piace molto ) che agita l'incensiera in un bellissimo articolo su La Repubblica. 
 Eugenio mastica caute approvazioni e Ilvo Diamanti non capisce.
Ma Matteo Renzi è un ordinarissimo politico europeo del terzo millennio, cresciuto alla buona scuola dei cattolici democratici con le palle, da Don Sturzo a La Pira, da Nicola Pistelli a Zaccagnini, da Martinazzoli alla Bindi.
Non ha fatto niente di spettacolare. Ha partecipato a  severe elezioni primarie, le ha perse rispettandone il risultato e poi le ha vinte. Ha scritto in programma  riforme fondamentali   e ha cominciato a realizzarle con tutti quelli che in parlamento le hanno condivise. Ha indicato obbiettivi concretissimi piccoli e grandi, dalla riduzione e vendita delle auto blu alle leggi sul lavoro e alla riforma della scuola e della giustizia , sempre facendo squadra e ascoltando. Ha portato le sue idee di socialista europeo in Europa e le ha difese così bene che si sono poi allineati altri prima tentennanti.
Ma nell'Italia dei politici e dei giornalisti non esistono ordinarissimi politici ma doppiogiochisti, bugiardi, chiacchieroni ambiziosi, venduti al nemico uno qualsiasi. Comunque “liquidi”, inaffidabili.
La storia della politica repubblicana degli ultimi vent'anni giustifica pienamente questa convinzione ma il sospiro di sollievo che m'è parso di sentire dice che s'è aperta una speranza.
Ebbene sì, amici, compagni e concittadini, finisce un'era spaventosa e si va verso il futuro. Insieme.
Credeteci, crediamoci.




domenica 25 gennaio 2015

Una lettera a Michele Serra




Caro Michele ti scrivo....


Caro Serra,
questa è una lettera serissima come di solito non mi capita di scrivere. Si compone di una descrizione, una considerazione e una richiesta.
La  descrizione è di me che di fronte all'eccidio di Parigi dico di essere Charlie hebdo. Non dopo averci riflettuto perché quella satira mi pareva sbracata quanto quella di Cuore era attenta.
Scrivo sul blog che la satira non è confinabile e dunque si identifica con la Libertà , la Liberté senza sostantivi per precisarla.
Mi commuove la vignetta del numero dopo la strage: Maometto con una lacrima che gli scende e che dice che tutto è perdonato. Pensavo che quella vignetta fosse apprezzata anche dai musulmani, che invece si sono inferociti fino a bruciare chiese.
La considerazione è che se io mi commuovo e i musulmani si infuriano il significato di quella vignetta è totalmente e irrimediabilmente diverso per me e per loro; ne devo tenere conto. Mi viene in mente il Papa che dice che se qualcuno gli offende la mamma si prende un pugno papale.
La richiesta è che tu scriva una lettera ai ragazzacci di Charlie dicendogli  che si ritengano liberi di irridere tutto quello e quelli che credono, Papi, Imam, Bonzi e Lama. Difenderemo Hebdo.
Rinuncino invece a irridere sei o sette Entità: ora mi vengono in mente Il Grande Spirito, la Trinità, Gesù e la Madonna, Allah, il Profeta e il Corano, Buddha e i suoi bodhisatva, Sri Krisna e Ganesh.
 Lo facciano non per obbligo ma per non addolorare quei tre o quattro miliardi di persone che quelle Entità hanno nel cuore come mamme.
Sono sicuri che capiranno e ti daranno retta. Dovrebbero anche fare una prima pagina con scritto:
Su richiesta di Michele Serra e col suggerimento di Papa Francesco non prenderemo mai più in giro ecc.

Con grandissima stima e affetto
Paolo Pasquini

Firenze 18 Gennaio 2014
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Caro Paolo, l'argomento, come puoi immaginare, oramai mi spappola quasi il cervello, a furia di pensarci e ripensarci, scrivere e riscrivere. E' vero, Cuore non avrebbe pubblicato quelle vignette. Non so adesso, che quelle vignette sono al rogo e i loro autori uccisi; ma all'epoca certamente no. Ma a Charlie non scriverò, intanto perché gli attuali gestori nemmeno sanno chi sono (ero amico di Cavanna, di Wolinsky e del vecchio direttore Philippe Val), poi perché sono già sommersi di consigli, poveretti. Troppi per un piccolo giornale di satira.
Il guaio è che, sull'argomento, non esiste (ripeto: NON ESISTE) una posizione definitivamente giusta. Non bisogna offendere deliberatamente, va bene. Ma l'offesa è parte integrante della comunicazione, le parole sono sempre rischiose. Forse che le comunità religiose si sono mai chieste se e come gli atei si sentono offesi dalle loro parole? I libri sacri sono pieni di orribili maledizioni, scempiaggini, tabù sessuali, minacce di distruzione e di morte indirizzati ai senza Dio, agli infedeli, ai nemici. No, non me la sento di dire: non si deve fare satira contro i simboli religiosi. Non me la sento, per altro, neanche di farla, pensando alle conseguenze: chiese bruciate, persecuzioni, morte.
Diciamo che sono molto felice di NON dirigere un giornale di satira.
Grazie della tua lettera
  
Michele Serra
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27 Gennaio: "il giorno della memoria".

Non riesco più a guardare foto e filmati e dunque non li pubblicherò.
Non riesco più ad ascoltare i canti strazianti degli addii.
In questo giorno non solo ricordo quegli stermini ma piango la mia impotenza.

Il giorno della memoria ci deve ricordare di quali abissi di male è capace l'uomo e dunque tutti noi. 
Curiamo le difese, alimentiamo la bellezza e la giustizia, proclamiamo l'amore.
Forse in un qualche tempo futuro questo giorno sarà un lontano,  inespicabile ricordo.
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lunedì 12 gennaio 2015

Civiltà


All0ns enfants de la Patrie


Ho seguito la straordinaria manifestazione di Parigi per tutto il pomeriggio e saltando da un canale all'altro. Mi sono emozionato fino alle lacrime. Ho pregato un sereno riposo per i morti e per gli artisti di Charlie hebdo tra cui Wolinski, che conoscevo meglio e apprezzavo moltissimo. Ho pensato a quanto dobbiamo in Italia a gente come Altan, Elle-Kappa, Bucchi, Vauro, Staino,Vincino.
Chiedere a menti deformi come quelle degli assassini di capire che la satira è innocente come lo sberleffo di un bambino è impossibile. Persino ordinarissimi padri di famiglia si irritano se le figure in cui credono e rispettano sono sbeffeggiate e oltraggiate. La comprensione di una vignetta blasfema è una complessa operazione mentale e anche un grande esercizio spirituale. Però nessuno può negare il diritto alla satira perché la satira non ammette suddivisioni: o è completamente libera o non è più niente, perde ogni significato. Non si può dire ad Altan questo lo puoi dire ma quest'altro no. La satira è se è completamente libera e per questo rappresenta la Libertà, quella con la L maiuscola. I francesi lo hanno capito immediatamente e sono balzati in piedi in due milioni per gridarlo.
Tre assassini sono riusciti a far marciare insieme in nome della Libertà laici e credenti, musulmani e ebrei, ricchi e no, giovani e vecchi.



Da questa vicenda Allah va lasciato fuori. L'Islam è una fede semplice e chiara e per un gran numero di donne e uomini sul Pianeta è la sola speranza che hanno, la sola consolazione. Sono i musulmani veri che pagano un terribile prezzo a questa follia: rispettiamoli, pensiamoli fratelli e lasciamo le parole d'odio ad altre menti deformi . Ce ne sono anche tra noi.


Se dopo che ti hanno ammazzato come cani dieci amici riesci a pensare una vignetta così, sei un grande e dai a tutti una lezione di civiltà