sabato 6 gennaio 2018

La testa nel sacchetto




Non capivo perché improvvisamente l’aumento di 1 o 2 centesimi di quei sacchetti biodegradabili che paghiamo 5 centesimi e riadoperiamo per la spazzatura fosse diventato un problema nazionale. Su giornali e social toni allarmatissimi  quasi che il destino economico delle famiglie italiane dipendesse dall’aumento. Poi ho capito: era un attacco del MoVimento 5S al Governo PD e a Matteo Renzi. Sulla decisione del Governo Gentiloni di obbedire ad una disposizione europea che determinava l’aumento era stata lanciata una buffonesca campagna di interesse privato di Renzi per via di un suo cugino terzo, o forse una Signora con cui aveva collaborato che i sacchetti li fabbricano, insieme a 150 altre imprese italiane. Senza accertarsi se i 2 centesimi andavano a chi li fa o più probabilmente a chi li vende.
L’episodio, insieme ad altri, dice che c’è una Centrale Pentastellata  di calunnia, disinformazione e creazione di notizie false. Niente di spontaneo o improvvisato. La Casaleggio & Grillo, padroni ora assoluti del MoVimento , utilizzano le procedure di mistificazione in rete che hanno consentito a un imbecille come Trump di diventare Presidente degli Stati Uniti.

Ne riparlerò, per mettere in guardia gli incerti o i tentati dall’astensione.

Dice Matteo Renzi, a proposito della crisi del sacchetto:

L’ultima che sta girando molto via sms è che avrei organizzato un complotto per aiutare miei amici e cugini di terzo grado impegnati nella fabbricazione di sacchetti. Ebbene sì. Voi non immaginate quanto sia diabolica la nostra mente: prepariamo complotti tutti i giorni, anche tra San Silvestro e Capodanno.

La storia è molto semplice. Nel 2017 l’Italia ha attuato una direttiva europea che tende a eliminare la plastica dai sacchetti. L’obiettivo sacrosanto è combattere l’inquinamento alla luce degli impegni che abbiamo firmato a Parigi e che rivendichiamo: noi a differenza di Trump non abbiamo cambiato idea.

E quanto all’accusa che il Parlamento lo avrebbe fatto per un’azienda amica del PD vorrei ricordare che in Italia ci sono circa 150 aziende che fabbricano sacchetti prodotti da materiale naturali e non da petrolio. Hanno quattromila dipendenti e circa 350 milioni di fatturato. Anziché gridare al complotto dovremmo aiutare a creare nuove aziende nel settore della Green Economy senza lasciare il futuro nelle mani dei nostri concorrenti internazionali. I posti di lavoro del domani sono in settori come questi, vanno creati e coltivati: oppure si pensa davvero che vivremo tutti di sussidi, assistenzialismo e redditi di cittadinanza?

Spero che alla fine del 2020 le aziende italiane attive nell’economia verde siano il doppio di quelle che sono oggi e facciano meglio dei concorrenti globali, specie quelli del Sud Est asiatico che in questo settore stanno investendo molto.

Noi faremo la campagna elettorale seriamente, parlando dei problemi veri e offrendo soluzioni. Per pulire l’Italia dall’ inquinamento ambientale e anche da quello delle fake news. Chi vuole inventare bugie si accomodi pure, noi non lo seguiremo. Buon complotto a tutti.



venerdì 22 dicembre 2017

Lo "scandalo" Boschi.




Il prozzimo Presidente del Consilio, sponzorizzato da tuti i capatazz itagliani e paziensa le figure di merda.

Ho letto e volentieri pubblico.

PIERO SANSONETTI

Neanche gli scandali sono più quelli di una volta! Una volta per fare uno scandalo era necessario che girassero dei quattrini. Ora si possono fare anche gratis. Ieri provavo a richiamare alla memoria gli scandali politici che ricordo, quelli grandi, che fecero scalpore, ( ......) e che per conseguenze politiche e mediatiche - per potenziale di fuoco della stampa e dei partiti politici - possono ricordare questo scandalo di banca Etruria. Mi è tornato alla mente lo  
 scandalo delle banane ( del 1960 ndr
poi mi ricordo gli anni 70, con la Lockheed, che fu uno scandalo colossale, lambì l’onorabilità di Moro, fece tremare i governi e la Dc e mandò a gambe all’aria persino il Quirinale, dove c’era l’incolpevole Giovanni Leone che fu costretto a dimnettersi. ( ....  )Non si è mai saputo bene quanto fossero grandi queste tangenti e chi le abbia intascate.  ( ... ) Un ministro finì in prigione, si chiamava Mario Tanassi ed era stato segretario del partito socialdemocratico e del partito socialista unificato. Un altro ministro, Luigi Gui, democristiano, fu assolto. Negli anni ottanta arrivò lo scandalo petroli. Lì per la prima volta tremò il Psi che controllava l’Eni.  (.... )Era una roba davvero grossa, perché erano stati fatti, pare, un gran numero di imbrogli  ( .... ) Quante tangenti? Circa 2000 miliardi di lire, una montagna incredibile di soldi. Dopodiché si arriva a Tangentopoli, frazionata in tanti scandali, il più grande dei quali fu quello Enimont ( l’azienda nata dalla fusione di Eni e Montedison) con tangenti miliardarie pagate a tutti i partiti, sia di governo sia di opposizione. 

Ecco, ora c’è lo scandalo Boschi. I plotoni di esecuzione sono molto folti e ben attrezzati. Sparano, sparano, sparano ogni giorno. Nei plotoni ci sono i rappresentanti dei partiti, ma soprattutto ci sono i giornali e le Tv. A capo di tutti i plotoni c’è il personaggio emergente della politica italiana: Marco Travaglio. Che è ubiquo. E ormai guida giornali e partiti in contemporanea.

Quel che manca in questo scandalo è solo un dettaglio: l’oggetto dello scandalo. Quello non c’è. Ci sono gli imputati, gli accusatori e la condanna. Manca l’accusa. Boschi sarebbe colpevole di conflitto di interessi, pur non avendo sicuramente incassato un solo euro bucato e non aver commesso nessunissima violazione della legge e neppure nessun atto censurabile, e non avere mai favorito ma anzi aver danneggiato suo padre.
Non ha colpe specifiche - dicono gli accusatori ma è colpevole. E’ vero che non ha favorito suo padre, ex vicepresidente della fallita banca Etruria, però - dice Travaglio, spesso sorridendo - in pratica lo ha favorito. Come? Salvando la banca? No, questo no. Salvando la sua vicepresidenza? No, questo no. Permettendogli di portar via un bottino? No, ma per carità, non è questo! E allora? Cosa ha fatto il governo Renzi- Boschi con Etruria? L’ha commissariata, sì, però lo ha fatto malvolentieri. Forse. Ecco, l’accusa è questa: malvolentieri. E poi, comunque, avrebbe potuto non farlo e in quel caso ci sarebbe stato, se non proprio un reato, sicuramente un peccato. Giusto - ribatte l’accusa - ma il fatto stesso che avrebbe potuto non farlo, e dunque compiere una scorrettezza, configura di per se la scorrettezza.

L’altra sera ho seguito per un’oretta una trasmissione televisiva della Sette, “di martedì”. Era sul caso Boschi, ma la Boschi non c’era. Non c’era neanche nessun altro che sostenesse posizioni o idee a lei vagamente favorevoli. La tesi dell’accusa era quella che abbiamo spiegato poche righe qui sopra. “Non l’ha fatto ma avrebbe potuto…”. La trasmissione era organizzata così: prima ha parlato Di Battista, quello dei 5 Stelle. Senza nessun contraddittorio, come si usa con i 5 Stelle. Solo, assiso su una bella sedia, ha potuto indisturbato svolgere il comizio e spiegare come e perché la Boschi è massimamente colpevole e il fatto che però non abbia colpe è del tutto secondario.
Poi Di Battista se ne è andato e sono arrivati tre giornalisti. Per discutere in modo più oggettivo, meno politicizzato. Volete sapere chi? Beh, Marco Travaglio e Maurizio Belpietro, cioè i direttori dei due giornali che stanno guidando la campagna contro la Boschi, e Massimo Giannini, giornalista di Repubblica che notoriamente - per ragioni anche comprensibili - tutti può sopportare nel mondo politico italiano, tranne Matteo Renzi . Ne è nata una discussione surreale fra i tre, perché ciascuno voleva dimostrare di essere più inflessibile degli altri due ( .... )
A un certo punto Travaglio se ne è andato, dicendo che doveva tornare al suo giornale, per lavorare un po’. Belpietro e Giannini hanno continuato a picchiare sulla Boschi. Poi è arrivato Bersani. Ha iniziato a picchiare anche lui. Passano cinque minuti d’orologio e ricompare Travaglio. Stupore: ma come, non se n’era andato? Floris, tutto soddisfatto, annuncia che Travaglio è arrivato al suo giornale ma non ha trovato molto da fare e dunque si è ricollegato. E allora Floris gli chiede cosa pensa del caso Boschi. Travaglio dice che è peggio di Berlusconi. poi ridanno la parola Belpietro e Giannini. Poi di nuovo a Travaglio. 
Mistero su come abbia fatto Travaglio a coprire la distanza tra il quartiere Prati e il quartiere San Giovanni, con tanta rapidità. Mistero, che si aggiunge al mistero di come possa esistere uno scandalo senza scandalo e un colpevole senza colpe.

E’ la nuova politica, che funziona così. 
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Piero Sansonetti su " Il Dubbio".  

Per finire, BUON NATALE  con Spelacchio, l'albero che i romani si sono beccati, insieme ad altre ben più pesanti miserie, votando la Pentastellata Raggi.
Un monito?



venerdì 23 giugno 2017

senza


..................

Sotto il cielo tutti
sanno che il bello è bello, 
di qui il brutto,
sanno che il bene è bene,
 di qui il male.
È così che
essere e non-essere si danno nascita fra loro, 
facile e difficile si danno compimento fra loro, 
lungo e corto si danno misura fra loro,
alto e basso si fanno dislivello fra loro,
 tono e nota si danno armonia fra loro, 
prima e dopo si fanno seguito fra loro.
Per questo il santo
permane nel mestiere del non agire e attua l'insegnamento non detto.
Le diecimila creature sorgono ed egli non le rifiuta
le fa vivere ma non le considera come sue,
 opera ma nulla si aspetta.
Compiuta l'opera egli non rimane
 e proprio perché non rimane
non gli vien tolto.

lao tzu

martedì 9 maggio 2017

Papa Begoglio spiegato ai borghesi del 1789





Diavolo d'un Papa!


Non leggo Il Foglio, ma ieri ho fatto un’eccezione e me lo sono comprato per leggere della politica italiana. Lo apro e ci rimango male: ci sono 3 delle 4 grandi colonne della prima pagina con un titolone: IL PAPA POPULISTA  sormontate non bastasse da un disegno satirico con Papi con triregno e croce sanguinolenta, cardinalacci e altri con mitrie, tutti con brutte facce.

L’articolessa porta la firma di Loris Zanatta e comincia così: 
come è il mondo visto da Papa Francesco?  
Zanatta evidentemente lo sa e ce lo spiega in altre sei colonne a pagina 2 e 3, in pratica mezzo giornale.
Non sapendo niente di Loris me lo cerco on line e ne scopro un curriculum vitae ricchissimo. Il giovanotto , nato nel 1962,  non ha un curriculum riassumibile: scibile troppo vasto anche se da cattedratico specialista.
 Mi fermo alle prime righe:

Professore ordinario Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali
Settore scientifico disciplinare: SPS/05 STORIA E ISTITUZIONI DELLE AMERICHE
Coordinatore Corso di Laurea Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche.

Da una scorsa del curriculum del Professore si capisce che la sua specialità  è l’America Latina e  dell’America Latina l’Argentina. 
Insisto nell’indagine e scopro un articolo, che dico, un trattatello del Nostro pubblicato sulla prestigiosa rivista “Il Mulino” datato 18 Aprile 2016 e  intitolato:

 Un papa peronista?

La tesi di Loris, che si definisce non credente ma storico studioso ventennale della Chiesa Argentina è che Papa Francesco è un populista peronista, ha una viscerale avversione per il mercato, crede in una Apocalisse prossima ventura,  combatte contro le conquiste dell’umanità  e segnatamente quelle del 1789.
Lascio assaggi dell’articolo ai bocconcini evidenziati dai titolisti de Il Foglio:

Ama ( il Papa ) dire la sua su tanti temi mondani. Discorsi che si adattano spesso alla platea cui si rivolge. Un colpo al cerchio e uno alla botte”

“Il male che lo assilla è raramente quello della condizione umana e spesso quello della struttura sociale”

“Un analisi manichea e catastrofista della globalizzazione- motore di molteplici iniquità e ingiustizie-  che- privilegia il lucro e stimola la competizioneconcentrazione del potere e delle ricchezze- da cui dipendono le crescenti disuguaglianze, l’esclusione e lo sfruttamento -di miliardi di persone-“

“ Francesco non è un bolscevico in tonaca bianca. Il papa progressista è diretto erede d’una tradizione un tempo definita reazionaria: dell’antimodernismo ispanico, nostalgico dell’organicismo tipico della cristianità medioevale e nemica giurata dei principi liberali e borghesi del 1789”

Eccoti sistemato Papa Francesco.
Ma, ma…un cattedratico non credente specializzato può capire cosa dice Papa Francesco? La risposta è no. Ne tradurrà le parole nella sola lingua che conosce, che è per l’appunto quella nata col secolo dei Lumi e la traduzione sarà inevitabilmente sbagliata.
Dunque, lascio perdere. Del resto, nei Vangeli la cosa è prevista. “ Chi ha orecchie per intendere intenda “  Loris Zanatta non ce l’ha e tutto quello che posso fare è pregare e sperare che gli crescano.
Invece qualcosina potrei dire sulle magnifiche sorti e progressive attribuibili ai principi liberali e borghesi del 1789. Fatelo voi: elencate i grandi accadimenti dal 1789 ad oggi, senza scordarvi  lo sterminio dei nativi americani nel romantico West, permesso anche da quel gioiellino che è il fucile a ripetizione, lo sfruttamento dell’Africa Nera da parte dei borghesi europei, la bomba su Hiroshima e Nagasaki e la distruzione della foresta pluviale per farci fazzolettini da naso e parquettes di pregio.
Ah, dimenticavo! Metteteci dentro anche i supertelefonini, quelli che consentono alle persone di farneticare camminando.
Ma vuoi mettere con l’organicismo tipico della cristianità medioevale?


martedì 2 maggio 2017

Votare in Piazza dei Ciompi.




Una bella giornata di sole.


Ieri l'altro a Firenze era una bella giornata di sole, ornata di alcune belle cose, come le specialità gastronomiche italiane da Eataly, le primarie del PD e la Messa Santa dai camilliani all'Ospedale di Santa Maria Nuova. Le specialità erano porchetta, panino col lampredotto, pici col sugo di nana ( anatra in italiano ) o all'aglione, tortelli di ricotta e spinaci al sugo di carne chianina vera. E ditemi se è poco. I camilliani sono due giovani sacerdoti del Burkina Faso che si ispirano a San Camillo, un santo soldato spagnolo del '500 convertitosi alla cura dei feriti e dei moribondi. Li ha conosciuti in corsia all'ospedale.
Le primarie si votavano in piazza dei Ciompi che è a 870 mt. da dove sto. Una impresa sportiva per me arrivarci e sopratutto tornare.
Così decisi di rinforzarmi con una incursione da Eataly e di mangiare a casa panino col lampredotto e porchetta, questa insieme a gatta Danny.
Sono partito alle 16 e 45 satollo e contento. Mentre camminavo, o meglio mi trascinavo, riflettevo sulla fortuna di quelle strade piene di vita, le piazzette con la gente a sedere qua e là a mangiucchiare e leccare gelati , il senso di pace e di sicurezza. La vita bella.
Il circolo ARCI di Piazza dei Ciompi è quel portone antico a destra del pino. C'era un sacco di gente sorridente e allegra, tavoli, urne, schede, donne a votare di qua, uomini di là. E un cortiletto elegante con le panchine, Dio benedica.
Al ritorno una sosta da Mesopotamica, dove fanno un magnifico kebab, e poi in Chiesa. E' bello ascoltare giovanotti neri che leggono il Vangelo: i discepoli sulla strada di Emmaus.
A casa pensai che tutto si teneva, buon cibo, accoglienza ai ragazzi del Burkina e del kebab, il Vangelo predicato in una bella chiesetta, le votazioni di donne e uomini liberi, consapevoli che tutto questo non è per niente scontato.
Scommisi su una partecipazione di novecentomila persone e della vittoria di Renzi col 55%.
La scommesso l'ho persa.
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Quello che segue è un facebook di Matteo Renzi, prima dell'apertura delle urne.

Prima di tutto, prima di sapere come andrà a finire, devo dirvi grazie.
In molti pensano che quelli che fanno politica siano robot.
Non è così. Anche se non sembra, siamo umani anche noi.
Persone in carne e ossa, con le nostre emozioni, con i nostri dubbi, con le nostre difficoltà.
Ho vissuto cinque mesi non facili dopo la sconfitta referendaria.
Rifarei domattina quella battaglia. Una battaglia persa non è una battaglia sbagliata. Sono più convinto oggi di cinque mesi fa che l'Italia avesse bisogno della svolta istituzionale che proponevamo. Sia detto col massimo rispetto per i cittadini che allora si sono espressi in modo chiaro: se fosse andata diversamente oggi l'Italia sarebbe più forte, in Europa e non solo. E la politica non stagnerebbe in una palude di imbarazzanti ritardi, a cominciare dalla melina sulla legge elettorale.
Ma il popolo ha deciso e il popolo ha sempre ragione.
Mi sono dimesso da tutto. In qualche giorno sono uscito da Palazzo Chigi come c'ero entrato: libero. Senza vitalizio, senza immunità, senza indennità. Ma con uno smisurato senso di gratitudine per il mio Paese che mi ha concesso un onore immenso nel servirlo. Sarò un inguaribile romantico ma io mi emoziono a cantare l'Inno di Mameli e provo un brivido davanti alla bandiera simbolo di una comunità.
Quando mi sono dimesso, volevo davvero mollare tutto.
Dopo anni di impegno totalizzante per la cosa pubblica, volevo pensare a me, ai miei, ai fatti miei. Non mi vergogno di dirlo: volevo mettere al centro il mio futuro.
Sono stato circondato dall'affetto, dalla cura, dall'esigente attesa, anche dalla rabbia di tantissime donne e uomini. La maggioranza di queste persone non le conosco personalmente ma è come se fossimo amici da sempre. Perché siamo simili: simile l'idea del futuro, simili i valori, simile l'attaccamento all'Italia. E in questi anni abbiamo camminato sullo stesso sentiero.
Debbo molto a queste persone perché mi hanno costretto a guardarmi in faccia. Mi hanno costretto a fare i conti con la parola responsabilità. Rispondere, appunto, non solo a se stessi ma a una comunità. Tra le tante canzoni che ho sentito in questi mesi, fatti di letture, di poesie, di pensieri ma anche di tanta musica, una di Ligabue mi ha colpito a cominciare dal titolo "Ho fatto in tempo ad avere un futuro, che non fosse soltanto per me".
E allora ho ripreso il trolley e ho girato, dalla Locride alle periferie della nostra città, da Taranto al quartiere Sanità a Napoli. Dal profondo nord fino alla mia Firenze che ho ricominciato a girare in bicicletta, finalmente. Ho ripreso a girare ascoltando i ragazzi che combattono in comunità contro la ludopatia o chi lavora all'ombra dalle vele di Scampia.
E insieme alle persone che condividono questo sogno splendido di mandare avanti l'Italia, senza lasciarla nelle mani di chi sa solo protestare, contestare, urlare, ci siamo rimessi in gioco. Per andare avanti, insieme. Stanotte sapremo come è andata la grande sfida delle primarie. Sapremo se come canta ancora il Liga faremo in tempo "ad avere un futuro che fosse molto più grande di me: magari ne merito un altro di nuovo, dove comunque ci sei anche te"
Quello che però voglio dirvi, adesso, a seggi chiusi ma prima di sapere il risultato delle primarie, è che io stasera prima di tutto vi devo un gigantesco grazie. Anche nel tempo dei social e dell'intelligenza artificiale, non c'è niente che valga più dei rapporti umani. La politica è innanzitutto umanità. E io in questi cinque mesi sono stato incoraggiato, sostenuto, accompagnato da un'ondata straordinaria di umanità. Restituire questo affetto non sarà facile. Ma sarà uno dei miei impegni più grandi per il futuro, comunque vada stasera.
Ci sentiamo più tardi per i risultati, intanto un abbraccio e un sorriso.





venerdì 28 aprile 2017

Domenica voto e voto Matteo Renzi




Renzi!


Matteo Renzi è l’uomo e il politico più calunniato di quanti ne abbia conosciuti e ne ho conosciuti tanti.

Matteo lo conosco da quando aveva vent’anni. E’ bravo e apprezzabile. Si è diplomato in un prestigioso liceo classico di Firenze, si è laureato brillantemente, viene da una famiglia di cattolici impegnati. Suo padre Tiziano, che ha dieci anni meno di me, veniva alle riunioni a Monticelli della corrente di Base della Democrazia Cristiana, quella di Nicola Pistelli ispirata a La Pira e a Dossetti.

Ha fatto politica presto e sempre bene. E’ stato un buonissimo Sindaco di Firenze, ma se leggete la stampa italiana o vedete televisione anche RAI ne troverete solo difetti, che ovviamente ha.
 Nessun pregio, nessuna simpatia. 
E per specialisti in calunnie quotidiane vi potete leggere il Fattaccio di Casalegno, Grillo & Travaglio.

Perché? Perché è un innovatore che obbedisce solo alle proprie convinzioni, pronto a pagare se sbaglia, ma sbaglia poco.
Perché ha rispetto per tutti  ma nessuna piaggeria. Non scodinzola. Non è un pesce lesso come se ne vede.
Dice sempre quello che vuol fare e poi lo fa.
Mai stato, nemmeno agli inizi, un uomo solo al comando. Organizza squadre brave e coese.

Serve ancora a questo povero Paese.

Domenica vado a votare e voto Renzi.





sabato 22 aprile 2017

Beppe Grillo e Avvenire. Nel senso del giornale.





La resistibile tentazione dell'Uomo della Provvidenza

Lettera aperta al Direttore Tarquinio.

Egregio Direttore
Ammetterà che una pubblicazione su un giornale a 8 colonne, pagina intera e fotografia simpatica e pensosa, non è una intervista, è una incoronazione.
Lei e i suoi due valorosi collaboratori Arturo Celletti e Luca Mazza avete incoronato su Avvenire del 19 Aprile Beppe Grillo come Terzo Uomo della Provvidenza. Non è solo il risalto e la forma ma tutto il contenuto di otto colonne otto che lo provano. Cominciando dall’incipit: “Io non uso il mio mestiere per convincere. Sono semplicemente Beppe Grillo. Con le mie passioni, con i miei limiti, con le mie intuizioni. Lascio che tutto traspaia e emerga per com’è, evitando di vivere nell’enorme vergogna di ciò che ero prima di essere un politico. Un comico può permettere di fingere, un politico no”.
I suoi valorosi collaboratori ascoltano…” un autoritratto inedito, autoironico e a tratti autocritico “ di Beppe Grillo. Un ritratto che vedono solo loro, perché poi l’autoironico e a tratti autocritico afferma in sequenza, e senza prove:
-l’Italia è stata portata verso il precipizio dai politici tranvieri, primo Berlusconi.
-l’Unione Europea è una irrimediabile stronzata. ( commento dei due intervistatori…una critica senza scampo…)
-l’accusa di populismo verso Le Pen e compagnia in Europa, compreso me medesimo, è una invenzione. Non ci sono populismi a giro.
-il Movimento,  (.. cioè lui e la Casalegno Associati ..) non ha una strategia per arrivare a Palazzo Chigi, ci arriverà naturalmente. Il Governo Gentiloni racconta palle e Renzi è un bugiardo.
-non sono il padrone del Movimento. “ La realtà del Movimento è nel cuore di un progetto, non di una persona…” Il progetto ve lo racconto nei dettagli, prima o poi.
-il Movimento è post-ideologico, ( … post-etico, post- tutto… ) La vostra etica, cari cattolici, è anche la nostra etica. Va bene tutto , anche io sono contro l’utero in affitto e l’accoppamento degli anziani. Votateci tranquilli.
- il Movimento è semplicemente impegnato a rendere il Paese in mano alla ggente.
A questo punto i valorosi intervistatori servono un bell’assist a Beppe, che segna:
..Una proposta di forte impatto è la versione che avete elaborato del reddito di inclusione.
-lo Stato deve garantire un “reddito di dignità” ai cittadini. I soldi? Basterà levare i sodalizi ai politici e i super bonus ai manager. ( No , Beppe, non bastano…)
-Jobs Act? Orrore! Noi proponiamo qualcosa che è ormai chiaramente inevitabile per ridistribuire ricchezza e garantire decenza. Votateci che poi vi diremo, fidatevi di me.
-Trump? Non è male, dopo quel cretino di Obama, quell’imbecille di Clinton e tutti quei politici americani ottusi.
-I muri? I dazi?  Sacrosanti. Serve “ riuscire a controllare le transizioni finanziarie, i flussi migratori. E poi imporre dei limiti alla liberizzazione  per garantire la competitività industriale e nazionale.”
-Putin? Proprio quello che sembra, no come Trump che è di sicuro meglio di come sembra.
-La Natura! E, la Natura ha quasi perso la pazienza , quasi come noi!

Seguono cinque colonnette agiografiche dell’Uomo.
Direttore Tarquinio, lo so che l’ha fatto in buona fede a fin di bene. Ma un pochino non si vergogna?

P.S.
La CEI non ha gradito. Non siamo più ai tempi di Ruini.
L’intervista ha sollevato un coro di proteste, a cui il Direttore ha cercato goffamente  ( https://www.avvenire.it/opinioni/il-direttore-risponde )  di rispondere.

Ne pubblico due:

Caro direttore,
le devo confessare che stamani la lettura della sua intervista al “Corriere della sera” e quella di Grillo al suo giornale mi ha colpito. Perciò, certa della sua gentile disponibilità, le scrivo per cercare di capire di più. È ovvio, è normale, che “Avvenire” dia adeguato spazio a una forza politica accreditata da molti al primo posto nelle preferenze degli elettori, con la previsione di una possibile ascesa al governo del paese. Ma quel che mi crea qualche perplessità è che, nella sua intervista, lei sembra accreditare ruolo e natura democratica del movimento, mentre l’opacità della sua governance è uno degli aspetti che più inquieta. Ho interpretato giustamente oppure mi sono sbagliata? La saluto cordialmente ringraziandola per la sua cortesia
Francesca Izzo


Caro direttore,
l’intervista di “Avvenire” a Beppe Grillo, per i contenuti e per la testata ospitante, non può essere trascurata. Con consumata perizia, Grillo usa molti argomenti che sembrano sfiorare sensibilità diffuse nel mondo cattolico. In particolare, assume come centrali il cedimento dei "valori" civili e politici degli anni Novanta e gli effetti socialmente iniqui del pensiero unico liberista e della globalizzazione economica e si concentra poi sull'inconsistenza strutturale del progetto dell'Unione Europea e dell'euro. Ciò che sconcerta non sono i singoli contenuti, già ampiamente noti, ma la concezione della politica e della democrazia. Il M5S non ha una strategia, dice Grillo: vincerà e arriverà a Palazzo Chigi perché accompagna una sempre crescente quota di elettori sul crinale della crisi irreversibile del sistema e ne diventa icona vivente. Per questo è indifferente a vecchie appartenenze e culture politiche; non perché ne propugni una nuova, ma perché ne ravvisa l'inutilità. Il M5S ritiene superate la democrazia rappresentativa, le sue forme, le sue regole. Ritiene obsoleti i vincoli che ne derivano. Vi è, alla radice, una idea individualistica dei rapporti civili e sociali, che traspare assai bene nella esaltazione del diritto all'auto determinazione dei singoli, frutto del superamento, dice Grillo, delle vecchie basi ideologiche sulle quali si sono sedimentati i valori etici. Non vi è traccia alcuna di una visione comunitaria e sociale. Difficile, molto difficile – su queste basi – intravvedere spazi per punti di convergenza. E non sarà certo la comune battaglia contro le aperture pasquali dei centri commerciali a colmare questa siderale distanza di concezione rispetto a tutto ciò che il magistero della Chiesa ha sempre indicato a tutti i cattolici - pur nel pluralismo delle opzioni - come valori fondanti della vita civile: ad iniziare dal valore della Politica. I grillini potranno anche magari vincere, anche aiutati dagli errori degli altri, ma la loro vittoria sarà semmai l'epigono della crisi del vecchio sistema, non certo l'inizio di una ricostruzione civile, sociale e democratica.
Lorenzo Dellai
presidente dei deputati di Democrazia Solidale-Centro democratico