venerdì 23 giugno 2017

senza


..................

Sotto il cielo tutti
sanno che il bello è bello, 
di qui il brutto,
sanno che il bene è bene,
 di qui il male.
È così che
essere e non-essere si danno nascita fra loro, 
facile e difficile si danno compimento fra loro, 
lungo e corto si danno misura fra loro,
alto e basso si fanno dislivello fra loro,
 tono e nota si danno armonia fra loro, 
prima e dopo si fanno seguito fra loro.
Per questo il santo
permane nel mestiere del non agire e attua l'insegnamento non detto.
Le diecimila creature sorgono ed egli non le rifiuta
le fa vivere ma non le considera come sue,
 opera ma nulla si aspetta.
Compiuta l'opera egli non rimane
 e proprio perché non rimane
non gli vien tolto.

lao tzu

martedì 9 maggio 2017

Papa Begoglio spiegato ai borghesi del 1789





Diavolo d'un Papa!


Non leggo Il Foglio, ma ieri ho fatto un’eccezione e me lo sono comprato per leggere della politica italiana. Lo apro e ci rimango male: ci sono 3 delle 4 grandi colonne della prima pagina con un titolone: IL PAPA POPULISTA  sormontate non bastasse da un disegno satirico con Papi con triregno e croce sanguinolenta, cardinalacci e altri con mitrie, tutti con brutte facce.

L’articolessa porta la firma di Loris Zanatta e comincia così: 
come è il mondo visto da Papa Francesco?  
Zanatta evidentemente lo sa e ce lo spiega in altre sei colonne a pagina 2 e 3, in pratica mezzo giornale.
Non sapendo niente di Loris me lo cerco on line e ne scopro un curriculum vitae ricchissimo. Il giovanotto , nato nel 1962,  non ha un curriculum riassumibile: scibile troppo vasto anche se da cattedratico specialista.
 Mi fermo alle prime righe:

Professore ordinario Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali
Settore scientifico disciplinare: SPS/05 STORIA E ISTITUZIONI DELLE AMERICHE
Coordinatore Corso di Laurea Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche.

Da una scorsa del curriculum del Professore si capisce che la sua specialità  è l’America Latina e  dell’America Latina l’Argentina. 
Insisto nell’indagine e scopro un articolo, che dico, un trattatello del Nostro pubblicato sulla prestigiosa rivista “Il Mulino” datato 18 Aprile 2016 e  intitolato:

 Un papa peronista?

La tesi di Loris, che si definisce non credente ma storico studioso ventennale della Chiesa Argentina è che Papa Francesco è un populista peronista, ha una viscerale avversione per il mercato, crede in una Apocalisse prossima ventura,  combatte contro le conquiste dell’umanità  e segnatamente quelle del 1789.
Lascio assaggi dell’articolo ai bocconcini evidenziati dai titolisti de Il Foglio:

Ama ( il Papa ) dire la sua su tanti temi mondani. Discorsi che si adattano spesso alla platea cui si rivolge. Un colpo al cerchio e uno alla botte”

“Il male che lo assilla è raramente quello della condizione umana e spesso quello della struttura sociale”

“Un analisi manichea e catastrofista della globalizzazione- motore di molteplici iniquità e ingiustizie-  che- privilegia il lucro e stimola la competizioneconcentrazione del potere e delle ricchezze- da cui dipendono le crescenti disuguaglianze, l’esclusione e lo sfruttamento -di miliardi di persone-“

“ Francesco non è un bolscevico in tonaca bianca. Il papa progressista è diretto erede d’una tradizione un tempo definita reazionaria: dell’antimodernismo ispanico, nostalgico dell’organicismo tipico della cristianità medioevale e nemica giurata dei principi liberali e borghesi del 1789”

Eccoti sistemato Papa Francesco.
Ma, ma…un cattedratico non credente specializzato può capire cosa dice Papa Francesco? La risposta è no. Ne tradurrà le parole nella sola lingua che conosce, che è per l’appunto quella nata col secolo dei Lumi e la traduzione sarà inevitabilmente sbagliata.
Dunque, lascio perdere. Del resto, nei Vangeli la cosa è prevista. “ Chi ha orecchie per intendere intenda “  Loris Zanatta non ce l’ha e tutto quello che posso fare è pregare e sperare che gli crescano.
Invece qualcosina potrei dire sulle magnifiche sorti e progressive attribuibili ai principi liberali e borghesi del 1789. Fatelo voi: elencate i grandi accadimenti dal 1789 ad oggi, senza scordarvi  lo sterminio dei nativi americani nel romantico West, permesso anche da quel gioiellino che è il fucile a ripetizione, lo sfruttamento dell’Africa Nera da parte dei borghesi europei, la bomba su Hiroshima e Nagasaki e la distruzione della foresta pluviale per farci fazzolettini da naso e parquettes di pregio.
Ah, dimenticavo! Metteteci dentro anche i supertelefonini, quelli che consentono alle persone di farneticare camminando.
Ma vuoi mettere con l’organicismo tipico della cristianità medioevale?


martedì 2 maggio 2017

Votare in Piazza dei Ciompi.




Una bella giornata di sole.


Ieri l'altro a Firenze era una bella giornata di sole, ornata di alcune belle cose, come le specialità gastronomiche italiane da Eataly, le primarie del PD e la Messa Santa dai camilliani all'Ospedale di Santa Maria Nuova. Le specialità erano porchetta, panino col lampredotto, pici col sugo di nana ( anatra in italiano ) o all'aglione, tortelli di ricotta e spinaci al sugo di carne chianina vera. E ditemi se è poco. I camilliani sono due giovani sacerdoti del Burkina Faso che si ispirano a San Camillo, un santo soldato spagnolo del '500 convertitosi alla cura dei feriti e dei moribondi. Li ha conosciuti in corsia all'ospedale.
Le primarie si votavano in piazza dei Ciompi che è a 870 mt. da dove sto. Una impresa sportiva per me arrivarci e sopratutto tornare.
Così decisi di rinforzarmi con una incursione da Eataly e di mangiare a casa panino col lampredotto e porchetta, questa insieme a gatta Danny.
Sono partito alle 16 e 45 satollo e contento. Mentre camminavo, o meglio mi trascinavo, riflettevo sulla fortuna di quelle strade piene di vita, le piazzette con la gente a sedere qua e là a mangiucchiare e leccare gelati , il senso di pace e di sicurezza. La vita bella.
Il circolo ARCI di Piazza dei Ciompi è quel portone antico a destra del pino. C'era un sacco di gente sorridente e allegra, tavoli, urne, schede, donne a votare di qua, uomini di là. E un cortiletto elegante con le panchine, Dio benedica.
Al ritorno una sosta da Mesopotamica, dove fanno un magnifico kebab, e poi in Chiesa. E' bello ascoltare giovanotti neri che leggono il Vangelo: i discepoli sulla strada di Emmaus.
A casa pensai che tutto si teneva, buon cibo, accoglienza ai ragazzi del Burkina e del kebab, il Vangelo predicato in una bella chiesetta, le votazioni di donne e uomini liberi, consapevoli che tutto questo non è per niente scontato.
Scommisi su una partecipazione di novecentomila persone e della vittoria di Renzi col 55%.
La scommesso l'ho persa.
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Quello che segue è un facebook di Matteo Renzi, prima dell'apertura delle urne.

Prima di tutto, prima di sapere come andrà a finire, devo dirvi grazie.
In molti pensano che quelli che fanno politica siano robot.
Non è così. Anche se non sembra, siamo umani anche noi.
Persone in carne e ossa, con le nostre emozioni, con i nostri dubbi, con le nostre difficoltà.
Ho vissuto cinque mesi non facili dopo la sconfitta referendaria.
Rifarei domattina quella battaglia. Una battaglia persa non è una battaglia sbagliata. Sono più convinto oggi di cinque mesi fa che l'Italia avesse bisogno della svolta istituzionale che proponevamo. Sia detto col massimo rispetto per i cittadini che allora si sono espressi in modo chiaro: se fosse andata diversamente oggi l'Italia sarebbe più forte, in Europa e non solo. E la politica non stagnerebbe in una palude di imbarazzanti ritardi, a cominciare dalla melina sulla legge elettorale.
Ma il popolo ha deciso e il popolo ha sempre ragione.
Mi sono dimesso da tutto. In qualche giorno sono uscito da Palazzo Chigi come c'ero entrato: libero. Senza vitalizio, senza immunità, senza indennità. Ma con uno smisurato senso di gratitudine per il mio Paese che mi ha concesso un onore immenso nel servirlo. Sarò un inguaribile romantico ma io mi emoziono a cantare l'Inno di Mameli e provo un brivido davanti alla bandiera simbolo di una comunità.
Quando mi sono dimesso, volevo davvero mollare tutto.
Dopo anni di impegno totalizzante per la cosa pubblica, volevo pensare a me, ai miei, ai fatti miei. Non mi vergogno di dirlo: volevo mettere al centro il mio futuro.
Sono stato circondato dall'affetto, dalla cura, dall'esigente attesa, anche dalla rabbia di tantissime donne e uomini. La maggioranza di queste persone non le conosco personalmente ma è come se fossimo amici da sempre. Perché siamo simili: simile l'idea del futuro, simili i valori, simile l'attaccamento all'Italia. E in questi anni abbiamo camminato sullo stesso sentiero.
Debbo molto a queste persone perché mi hanno costretto a guardarmi in faccia. Mi hanno costretto a fare i conti con la parola responsabilità. Rispondere, appunto, non solo a se stessi ma a una comunità. Tra le tante canzoni che ho sentito in questi mesi, fatti di letture, di poesie, di pensieri ma anche di tanta musica, una di Ligabue mi ha colpito a cominciare dal titolo "Ho fatto in tempo ad avere un futuro, che non fosse soltanto per me".
E allora ho ripreso il trolley e ho girato, dalla Locride alle periferie della nostra città, da Taranto al quartiere Sanità a Napoli. Dal profondo nord fino alla mia Firenze che ho ricominciato a girare in bicicletta, finalmente. Ho ripreso a girare ascoltando i ragazzi che combattono in comunità contro la ludopatia o chi lavora all'ombra dalle vele di Scampia.
E insieme alle persone che condividono questo sogno splendido di mandare avanti l'Italia, senza lasciarla nelle mani di chi sa solo protestare, contestare, urlare, ci siamo rimessi in gioco. Per andare avanti, insieme. Stanotte sapremo come è andata la grande sfida delle primarie. Sapremo se come canta ancora il Liga faremo in tempo "ad avere un futuro che fosse molto più grande di me: magari ne merito un altro di nuovo, dove comunque ci sei anche te"
Quello che però voglio dirvi, adesso, a seggi chiusi ma prima di sapere il risultato delle primarie, è che io stasera prima di tutto vi devo un gigantesco grazie. Anche nel tempo dei social e dell'intelligenza artificiale, non c'è niente che valga più dei rapporti umani. La politica è innanzitutto umanità. E io in questi cinque mesi sono stato incoraggiato, sostenuto, accompagnato da un'ondata straordinaria di umanità. Restituire questo affetto non sarà facile. Ma sarà uno dei miei impegni più grandi per il futuro, comunque vada stasera.
Ci sentiamo più tardi per i risultati, intanto un abbraccio e un sorriso.





venerdì 28 aprile 2017

Domenica voto e voto Matteo Renzi




Renzi!


Matteo Renzi è l’uomo e il politico più calunniato di quanti ne abbia conosciuti e ne ho conosciuti tanti.

Matteo lo conosco da quando aveva vent’anni. E’ bravo e apprezzabile. Si è diplomato in un prestigioso liceo classico di Firenze, si è laureato brillantemente, viene da una famiglia di cattolici impegnati. Suo padre Tiziano, che ha dieci anni meno di me, veniva alle riunioni a Monticelli della corrente di Base della Democrazia Cristiana, quella di Nicola Pistelli ispirata a La Pira e a Dossetti.

Ha fatto politica presto e sempre bene. E’ stato un buonissimo Sindaco di Firenze, ma se leggete la stampa italiana o vedete televisione anche RAI ne troverete solo difetti, che ovviamente ha.
 Nessun pregio, nessuna simpatia. 
E per specialisti in calunnie quotidiane vi potete leggere il Fattaccio di Casalegno, Grillo & Travaglio.

Perché? Perché è un innovatore che obbedisce solo alle proprie convinzioni, pronto a pagare se sbaglia, ma sbaglia poco.
Perché ha rispetto per tutti  ma nessuna piaggeria. Non scodinzola. Non è un pesce lesso come se ne vede.
Dice sempre quello che vuol fare e poi lo fa.
Mai stato, nemmeno agli inizi, un uomo solo al comando. Organizza squadre brave e coese.

Serve ancora a questo povero Paese.

Domenica vado a votare e voto Renzi.





sabato 22 aprile 2017

Beppe Grillo e Avvenire. Nel senso del giornale.





La resistibile tentazione dell'Uomo della Provvidenza

Lettera aperta al Direttore Tarquinio.

Egregio Direttore
Ammetterà che una pubblicazione su un giornale a 8 colonne, pagina intera e fotografia simpatica e pensosa, non è una intervista, è una incoronazione.
Lei e i suoi due valorosi collaboratori Arturo Celletti e Luca Mazza avete incoronato su Avvenire del 19 Aprile Beppe Grillo come Terzo Uomo della Provvidenza. Non è solo il risalto e la forma ma tutto il contenuto di otto colonne otto che lo provano. Cominciando dall’incipit: “Io non uso il mio mestiere per convincere. Sono semplicemente Beppe Grillo. Con le mie passioni, con i miei limiti, con le mie intuizioni. Lascio che tutto traspaia e emerga per com’è, evitando di vivere nell’enorme vergogna di ciò che ero prima di essere un politico. Un comico può permettere di fingere, un politico no”.
I suoi valorosi collaboratori ascoltano…” un autoritratto inedito, autoironico e a tratti autocritico “ di Beppe Grillo. Un ritratto che vedono solo loro, perché poi l’autoironico e a tratti autocritico afferma in sequenza, e senza prove:
-l’Italia è stata portata verso il precipizio dai politici tranvieri, primo Berlusconi.
-l’Unione Europea è una irrimediabile stronzata. ( commento dei due intervistatori…una critica senza scampo…)
-l’accusa di populismo verso Le Pen e compagnia in Europa, compreso me medesimo, è una invenzione. Non ci sono populismi a giro.
-il Movimento,  (.. cioè lui e la Casalegno Associati ..) non ha una strategia per arrivare a Palazzo Chigi, ci arriverà naturalmente. Il Governo Gentiloni racconta palle e Renzi è un bugiardo.
-non sono il padrone del Movimento. “ La realtà del Movimento è nel cuore di un progetto, non di una persona…” Il progetto ve lo racconto nei dettagli, prima o poi.
-il Movimento è post-ideologico, ( … post-etico, post- tutto… ) La vostra etica, cari cattolici, è anche la nostra etica. Va bene tutto , anche io sono contro l’utero in affitto e l’accoppamento degli anziani. Votateci tranquilli.
- il Movimento è semplicemente impegnato a rendere il Paese in mano alla ggente.
A questo punto i valorosi intervistatori servono un bell’assist a Beppe, che segna:
..Una proposta di forte impatto è la versione che avete elaborato del reddito di inclusione.
-lo Stato deve garantire un “reddito di dignità” ai cittadini. I soldi? Basterà levare i sodalizi ai politici e i super bonus ai manager. ( No , Beppe, non bastano…)
-Jobs Act? Orrore! Noi proponiamo qualcosa che è ormai chiaramente inevitabile per ridistribuire ricchezza e garantire decenza. Votateci che poi vi diremo, fidatevi di me.
-Trump? Non è male, dopo quel cretino di Obama, quell’imbecille di Clinton e tutti quei politici americani ottusi.
-I muri? I dazi?  Sacrosanti. Serve “ riuscire a controllare le transizioni finanziarie, i flussi migratori. E poi imporre dei limiti alla liberizzazione  per garantire la competitività industriale e nazionale.”
-Putin? Proprio quello che sembra, no come Trump che è di sicuro meglio di come sembra.
-La Natura! E, la Natura ha quasi perso la pazienza , quasi come noi!

Seguono cinque colonnette agiografiche dell’Uomo.
Direttore Tarquinio, lo so che l’ha fatto in buona fede a fin di bene. Ma un pochino non si vergogna?

P.S.
La CEI non ha gradito. Non siamo più ai tempi di Ruini.
L’intervista ha sollevato un coro di proteste, a cui il Direttore ha cercato goffamente  ( https://www.avvenire.it/opinioni/il-direttore-risponde )  di rispondere.

Ne pubblico due:

Caro direttore,
le devo confessare che stamani la lettura della sua intervista al “Corriere della sera” e quella di Grillo al suo giornale mi ha colpito. Perciò, certa della sua gentile disponibilità, le scrivo per cercare di capire di più. È ovvio, è normale, che “Avvenire” dia adeguato spazio a una forza politica accreditata da molti al primo posto nelle preferenze degli elettori, con la previsione di una possibile ascesa al governo del paese. Ma quel che mi crea qualche perplessità è che, nella sua intervista, lei sembra accreditare ruolo e natura democratica del movimento, mentre l’opacità della sua governance è uno degli aspetti che più inquieta. Ho interpretato giustamente oppure mi sono sbagliata? La saluto cordialmente ringraziandola per la sua cortesia
Francesca Izzo


Caro direttore,
l’intervista di “Avvenire” a Beppe Grillo, per i contenuti e per la testata ospitante, non può essere trascurata. Con consumata perizia, Grillo usa molti argomenti che sembrano sfiorare sensibilità diffuse nel mondo cattolico. In particolare, assume come centrali il cedimento dei "valori" civili e politici degli anni Novanta e gli effetti socialmente iniqui del pensiero unico liberista e della globalizzazione economica e si concentra poi sull'inconsistenza strutturale del progetto dell'Unione Europea e dell'euro. Ciò che sconcerta non sono i singoli contenuti, già ampiamente noti, ma la concezione della politica e della democrazia. Il M5S non ha una strategia, dice Grillo: vincerà e arriverà a Palazzo Chigi perché accompagna una sempre crescente quota di elettori sul crinale della crisi irreversibile del sistema e ne diventa icona vivente. Per questo è indifferente a vecchie appartenenze e culture politiche; non perché ne propugni una nuova, ma perché ne ravvisa l'inutilità. Il M5S ritiene superate la democrazia rappresentativa, le sue forme, le sue regole. Ritiene obsoleti i vincoli che ne derivano. Vi è, alla radice, una idea individualistica dei rapporti civili e sociali, che traspare assai bene nella esaltazione del diritto all'auto determinazione dei singoli, frutto del superamento, dice Grillo, delle vecchie basi ideologiche sulle quali si sono sedimentati i valori etici. Non vi è traccia alcuna di una visione comunitaria e sociale. Difficile, molto difficile – su queste basi – intravvedere spazi per punti di convergenza. E non sarà certo la comune battaglia contro le aperture pasquali dei centri commerciali a colmare questa siderale distanza di concezione rispetto a tutto ciò che il magistero della Chiesa ha sempre indicato a tutti i cattolici - pur nel pluralismo delle opzioni - come valori fondanti della vita civile: ad iniziare dal valore della Politica. I grillini potranno anche magari vincere, anche aiutati dagli errori degli altri, ma la loro vittoria sarà semmai l'epigono della crisi del vecchio sistema, non certo l'inizio di una ricostruzione civile, sociale e democratica.
Lorenzo Dellai
presidente dei deputati di Democrazia Solidale-Centro democratico





sabato 15 aprile 2017





Buona Pasqua a voi tutti!

e ricordiamoci che non è la festa della Colomba Pasticcera ma del Risorto, Nostro Signor Gesù Cristo e sebbene paia impossibile....
è tutto vero!


Resurrezione.


“ Narciso, come si chiama quel profeta che abbiamo crocifisso venerdì  all'ora terza?”
“ Gesù, padrone”
“ Questo Gesù mi ha impressionato...E' morto da coraggioso!”
“ Sì padrone; il bagno è pronto”
Cos'è che fa grande un uomo? Claudio aspirava alla grandezza ma non sapeva ancora, non aveva ancora deciso cosa fosse.
Mentre si asciugava ripensava alla giornata stravolta e deforme, quel Gesù portato davanti a Pilato, frustato, irriso da quei malnati della XV, la folla che urlava “Crocifiggilo!”
Si sdraiò sul letto. Si addormentò.
Lo svegliò scuotendolo dolcemente il suo servo Narciso.
“ Padrone, c'è alla porta Decio, lo manda il procuratore  Ponzio Pilato...”
“ A quest'ora? Vieni avanti Decio! Che succede ?”
“ D'ordine del procuratore dobbiamo fare  la guardia al sepolcro da mezzanotte, tu, io e tre legionari della   Cyrenaica. Gli ebrei non possono, è sabato”
“Che sepolcro?”
“ Quello del profeta che abbiamo crocifisso oggi. L'hanno sepolto non lontano da qui. Dice Pilato che è cosa di grande importanza.”
“ Non ci vengo. Non ora, sono stanco, magari più tardi. Ho bisogno di dormire, per gli dei! Decio, vattene, prenditene quattro invece di tre. Insomma, è un sepolcro!  Ci vediamo più tardi” 
“ Sì centurione “
“ Che giornata! La guardia al sepolcro! Pilato è un buono a nulla, vecchio, beve e si fa prendere in giro da questi giudei. Narciso,chiamami prima dell'alba. E non dormire o ti faccio frustare.”
“ Sì padrone, buona notte"
Da buon soldato Claudio dormiva di un sonno leggero. Si alzò di colpo sul letto tendendo l'orecchio. Il silenzio era totale, la notte avanzata. C'era appena una falce di luna. Aguzzando gli occhi a Claudio sembrò di vedere una figura d'ombra,  che poi si mosse e si mostrò: un uomo alto vestito di una tunica che gli parve bianchissima. Claudio afferrò la daga da sotto il cuscino.
“ Chi sei? Un'ombra dell'Ade?”
“ Ma no Claudio, no. Avvicinati. Prendi la mia mano. “
Claudio si ritrasse, cercando il volto ombreggiato da un panno sopra la testa.
“ Vedi?” L'apparizione alzò una mano e sul polso comparve il segno rosso di una profonda ferita. “Sono Gesù, quel profeta che avete crocifisso...  Sono risorto. Vai al sepolcro, Claudio, ora. E a Roma, ricordami”
La figura si voltò e scomparve nel buio del vestibolo.
Da buon soldato Claudio dormiva di un sonno leggero. Si alzò di colpo sul letto tendendo l'orecchio. Il silenzio era totale, la notte avanzata. C'era appena una falce di luna.  Poi ricordò il sogno e quel fermo invito ..vai al sepolcro, ora....
Si girò per afferrare la daga che teneva sempre a portata di mano sotto il cuscino , ma non c'era. Incredulo, si spaventò. La daga era sul pavimento vicino alla porta.
Si fermò impietrito, poi si lanciò di corsa verso il sepolcro con la sola tunica addosso. Il viottolo tra le  canne sbucava in una piccola radura, col sepolcro che gli stava proprio davanti. Alla luce della falce di luna Claudio vide che la pietra sepolcrale era stata rotolata. Compariva il buio di un antro.
Una donna inginocchiata tutta vestita di nero ci stava di lato. Claudio si avvicinò.
“ Chi sei? ”
“ Mi chiamo Maria, Maria di Magdala”
“ E che ci fai qui ?“
“ Ero venuto ad ungere il corpo del mio Rabbunì che avete  crocifisso ieri, ma mi ha detto ...Sono risorto, Maria, dillo anche agli altri. Li aspetto a Emmaus ...”
La donna si mise a piangere forte.
Albeggiava. Era quell'ora in cui la notte si ritira e il cielo schiarisce ma la luce non sa ancora svegliare gli uccelli. Il silenzio era assoluto, il tempo pareva sospeso.
Claudio ebbe una sensazione che gli strinse il cuore, che il suo mondo finisse, che iniziasse un tempo nuovo, ignoto. Entrò nel sepolcro. Era vuoto, col sudario ben ripiegato sul letto di sepoltura e un panno su una pietra accanto. Afferrò il sudario, di lino finissimo.
“ Centurione! “ Era Decio che gridava. “ Centurione, non so che sia successo! Eravamo svegli, lo giuro su ...su Bacco che non mente mai. Eravamo svegli!”
 La donna se n'era andata. Claudio mise un braccio intorno a Decio , terrorizzato.
“ Decio, stai tranquillo, a Pilato ci penso io. Vattene in legione. E portati via quelli”  indicando col mento quattro figure addormentate dentro i propri mantelli.
“A l'ora seconda ci imbarchiamo per Roma”
Pensò : “ e questo sudario lo porto con me “.
Uscì un sole radioso, era Pasqua.
Niente fu come prima.


( Dal mio libro " Racconti accanto al fuoco "  Dai Vangeli )

lunedì 3 aprile 2017

Democrazia vera, impegno vero, risultati buoni e veri.





Questo è il PD! Grande, grande Partito di popolo.

http://www.matteorenzi.it/enews-466-lunedi-3-aprile-2017

Il resto sono chiacchiere vuote.