lunedì 28 dicembre 2015

Lunga vita e prosperità.




2016.


E così domani mi infilo nel prestigioso Centro Don Gnocchi, centro di riabilitazione e cura, sorprendentemente tutto gratuito. Centro di eccellenza in tutto tranne che nella connessione in rete; l'altro anno non c'era e dubito l'abbiano messa. Così gli auguri ai miei cari amici di blog e anche a tutti gli altri li faccio ora.

Fare gli auguri non è poi facile come sembra; per esempio il “ lunga vita e prosperità” di Spock potrebbe sollevare molti problemi in molta gente.
Io preferisco: “ buona salute da cima a fondo”.
In quanto alla prosperità, no, non auguro prosperità. La prosperità è rischiosa; se ritenete sia troppa sarete assaliti da rimorsi e se poca, da sentimenti di invidia. 
La prosperità non serve a nulla, non leva mai la sete.

Vi auguro il necessario con un poco, ma poco, di superfluo e tutto il resto datelo a chi non ha neanche il necessario.
Date via a piene mani, senza fare conti ma tenendovi ben stretto il necessario e un poco ( ma poco ) di superfluo. A chi non crede nella Provvidenza dico che sbaglia e di grosso. La Provvidenza non è una regalìa ma una rotta. Seguite la corrente del Bene senza deviare troppo e vi accorgerete di vivere nella Benevolenza. Benevolenza è il giusto sinonimo di Provvidenza e anche di Grazia. Non sono termini e definizioni religiosi, sono nelle cose e negli uomini.

Nei rovesci e nelle tempeste mantenete il cuore forte ma sempre aperto; non rinchiudetevi. 
Se vi sentite depressi dimenticatevi e datevi agli altri, quelli che chiedono un sorriso o solo uno sguardo. Migliorerete; se non migliorate fatevi vedere da un medico bravo; con la depressione non si scherza.


E insomma Buon Viaggio nel tempo futuro che pare ci sarà regalato. Gran regalo, grande viaggio.


giovedì 24 dicembre 2015

Quella Notte.



Buon  Natale gente.

RACCONTO DI NATALE

Non potevi lasciare incustodite le pecore di notte. Le rubavano. Serviva una guardia notturna e Aaron e Eleazar erano lì per questo, appoggiati a due nodosi bastoni e infagottati nelle vesti di lana contro il freddo di una notte di inverno.
“ Aaron” disse Eleaza “guarda le pecore”
“ Le  pecore? Che hanno le pecore? Sono normali pecore con quelle due bestiacce cornute dei montoni, ecco tutto”
“Aaron, le pecore stanno tutte ferme e girate di là e anche Zannut e Cornoc”
“ Zannut  lo sgozzo una volta o l'altra. Ieri mi sono chinato per un pugno di more e quel fottuto mi ha...”
“ Aaron,  c'è qualcosa che non va. Lo senti il silenzio?”
“ Lo  seeenti  il silenziiio?” gli fece il verso Aaron “ e come si fa a sentire il silenzio, scimunito? Capisci meno del capro”
“ E  la stella?”
“ Che  stella?”
Aaron non era uomo da guardare spesso il cielo. Un uomo pratico, posato e operoso: moglie, tre figli, il gregge, il formaggio, il denaro…Cose con-cre-te come ripeteva spesso a Eleazar che tendeva a starsene con la testa tra le nuvole.
“ Quella  stella sulla capanna in fondo al recinto.”
La stella era una stella davvero grande e stava proprio a perpendicolo sulla capanna del vecchio Amos, illuminando intorno e creando strane ombre dagli alberi.
“ Oh  accidenti! Non l’avevo vista. Ma c’era quando siamo arrivati?”
Eleazar fece di no col capo.
“ Beh,  le stelle sono fuochi nel cielo. Questa è un po’ più grossa.”
Le pecore si mossero tutte insieme verso la capanna coi montoni dietro.
“ Ma  dove vanno queste cretine? Frusta su, bestiacce!” Aaron assestò un paio di legnate a due pecore che continuarono imperterrite a camminare a capo basso verso la capanna. Il montone Zannut interpretò le legnate come minacce alle pecore e si avventò. Arrivò su Aaron e con una cornata secca e precisa lo buttò in terra.
“ Oh  per…ah diav…ma io lo scanno e lo friggo nel suo grasso!” Aaaron era un uomo pio come tutti i buoni israeliti e non avrebbe mai nominato il nome di Dio invano, ma Zannut le bestemmie le levava di  bocca....
Da terra vide la vedova Elisheva che andava velocemente verso la stalla con dei panni intorno al braccio.
“Ma che succede?” chiese Aaron da terra. 
“C’è una di Galilea che partorisce”
“ Nella  stalla?”
“Non c’era posto nella locanda. Questa viene da Nazareth e quello lì sulla porta è il marito”
“ Da  Nazareth? Questi puzzolenti pescatori…”
“ E’ brava gente”
“ Sì, tutti bravi e buoni ma sempre Galilei sono”
“ Aaron…” disse Eleazar “ guarda là su”
Indicò  il tetto a capanna della stalla dove c’era indubitabilmente la figura di un giovane che splendeva di una luce sua.
“ Che  ci fa quell’ idiota là su? Ma che succede stasera?”
Le pecore s’erano disposte tutte intorno alla porta della stalla. Non belavano, non brucavano. Zannut e Cornoc s’era seduti, cosa mai vista.
“ Che  ci fai sul tetto?”
“Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il  popolo:  oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore.  Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia.” Eleazar si buttò in ginocchio.
Aaron rispose a muso duro:
“ E  da quando i salvatori del popolo  nascono nelle mangiatoie? Un bimbo in fasce, poi! Scendi  mentecatto !”
Si sentì un vagito e le pecore chinarono la testa tutte insieme e i capri belarono forte. Eleazar batté la fronte a terra, poi si alzò e si incamminò verso la stalla.
Aaron scosse il capo. “ Credulone.  Il salvatore ,  il Cristo Signore…Un Galileo, ma via. Un poveraccio, figuriamoci. Domani per fortuna se ne saranno scordati tutti.” Girò le spalle alla capanna e se ne andò a dormire. Alle pecore ci pensasse quell’ imbecille di Eleazar.
Alle sue spalle   apparve con l'angelo la moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama».
Era il primo Natale ma Aaron non lo seppe mai.
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....e non fate come Aaron....


mercoledì 16 dicembre 2015

Tra due ore, in Piazza Duomo

Natale?


Tra due ore uscirò di casa e me ne andrò in Piazza Duomo che è qui vicino.
C'è una folla incredibile: allegra, ben vestita, di tutti i paesi del mondo e luci, luci, luci. Un albero di Natale coi gigli di Firenze rossi splende delle lucette a led che fanno vergognare le lampadine di una volta.
C'è festa senza dubbio ma solo qualcuno sa il perché; insomma, il Festeggiato è dimenticato da una gran parte dei festeggianti.

E' , lo ricordo,  il  compleanno di un giovanotto ebreo, nato in   Palestina all'incirca duemila e quindici anni fa.
Per gli ebrei era il 3756esimo anno dalla creazione del mondo da parte di quel loro Dio unico. Per i  romani  il 753esimo  dalla fondazione di Roma e il mondo era governato dall'Imperatore Ottaviano. In Palestina, a Gerusalemme, aveva spedito  un suo uomo, un certo Ponzio Pilato.

Digressione: ci sono scoperte che cambiano il destino e la vicenda dell'umanità intera. Una fu la scoperta del fuoco o meglio la sua utilizzazione. Il   fuoco era ben noto per via di fulmini, incendi e fumi. Era la sua utilizzazione che fu capita lentamente: illuminare, scaldare, cuocere, riunire la famiglia e poi la tribù; lo facciamo ancora oggi se si ha la fortuna di avere un focolare o anche solo un caminetto.  Nacquero villaggi e città: la civiltà.

Ebbene, ascoltate: il giovanotto ebreo di cui ricordiamo la nascita  è lo scopritore dell'amore  e  della sua dimensione, né più né meno.

L'amore era noto anche prima ma cautamente, su orizzonti modesti, raramente verso gli estranei e mai, mai verso i nemici.
Un principe indiano di  nome  Siddharta  aveva dato, seicento anni prima,  una qualche indicazione:

« E cosa è mai, o monaci, questo sentiero di mezzo realizzato dal Tathāgata che produce la visione e la gnosi, e che guida alla calma, alla perfetta conoscenza, al perfetto risveglio, al nibbāna? Esso il Nobile ottuplice sentiero, ovvero la retta visione, la retta intenzione, la retta parola, la retta azione, il retto modo di vivere, il retto sforzo, la retta presenza mentale, la   retta   concentrazione .   »

Di amore non si parla, piuttosto di compassione ma tra amore e compassione c'è una gran differenza: puoi essere compassionevole anche di là da un vetro, ma amoroso no.

Il giovanotto ebreo, Yeshua ben Joseph,  in tre anni spiegò a dei discepoli allibiti e raccattati qua e là che si doveva amare tutti: il prossimo, anche i noiosi e gli antipatici , i nemici anche spietati e orrendi , gli stranieri di ogni etnia e provenienza , i poveri,   anche quelli sdentati e brutti e perfino arroganti, i malati  e i carcerati.
Non doveva essere un sentimento di amore ma una azione di amore: il prossimo da amare come sé stessi, i nemici da perdonare, gli stranieri da accogliere in casa, i poveri da sfamare e rivestire, i malati da curare chinandosi sopra piaghe e fiati, i carcerati da visitare.

Era troppo e il troppo stroppia; fu rapidamente incarcerato e crocifisso da Ponzio, per via dell'ostilità della classe sacerdotale  ebrea  e anche di gran parte del popolo.

I suoi discepoli raccolsero questa vicenda in un po' di lettere e in quattro libretti. Leggeteli, sono istruttivi.
Poi successe quello che sapete. Si accese un gran fuoco dalla Palestina alla Siria, tra gli etiopi e i cartaginesi, a Roma, e poi su tra vichinghi, russi, galli…
Quel fuoco di amore brucia e scalda ancora.

E se capitate a Firenze in Piazza Duomo, quella chiesa immensa di marmi colorati e statue e quella cupola immane, non ci credereste, fu eretta per Sua Madre, Miriam.


Buon  Natale, e ricordate di Chi.

giovedì 10 dicembre 2015

Il povero Cristo dei Bianchi.







Il Crocefisso de' Bianchi.


Nella chiesetta a duecento metri da dove sto  che si chiama San Michelino c'è un crocefisso di legno del 1100 chiamato Crocefisso de' Bianchi, per via di una confraternita   che se l'era ordinato.
E' un povero Cristo sconsolato che pende dalla sua croce di legnaccio grezzo neanche piallato ;   un Cristo da poveri, per niente liscio e eburneo come quello di Michelangelo. Se ne sta lì da novecento anni, dieci vite lunghe una dietro l'altra, trentasei generazioni.
Mentre dalla panca me lo riguardavo m'è venuto da pensare quante lacrime aveva asciugato, quale immensa distesa di dolori alleviati e di speranze riaccese. Di più, quanti perdoni, riconciliazioni, misericordie, pianti di liberazione, riconoscimento dei propri errori.
Si scrive che le religioni monoteiste si sono portate dietro   preti e dogmi, guerre, persecuzioni, fanatismi e roghi.
Sì, ma anche innumerevoli Crocefissi e Madonne e Santi per ogni occasione e tutti funzionanti come pronto soccorso delle anime semplici, quelle che ridono e piangono senza pensare troppo.
Il mio terrore è che quelle anime rimangano senza   questa protezione celeste, perché non potranno sostituirla con la mia   raffinata capacità di distinguere, frutto dei soldi di babbo oltre che di buoni studi e di letture, che è poi quella di molti che scrivono contro la Chiesa.
Finché ci sarà un Nietzsche a proclamare che Dio è morto, Dio vivrà.
 Morirà davvero quando nessuno ne parlerà più.
Allora si spegnerà la Luce divina e per troppi resterà solo il buio, il grattaevinci e un po’ di   sesso, in un Universo vuoto, incomprensibile, casuale.

Libera nos Domine!

giovedì 3 dicembre 2015

Papa Bergoglio in Africa

Centroafrica 



Avevo cominciato a preparare un bel post sulla visita di Papa Bergoglio a Firenze. Lo finirò e pubblicherò, naturalmente, ma il sant'uomo si è precipitato in Africa e di questo scrivo.
I prudenti  hanno anche provato a fermarlo ma sono stati bloccati da due allocuzioni papali senza scampo:
 “ho più paura delle zanzare che delle persone “ e  ” in Centroafrica ci vado a costo di paracadutarmi”. E è partito.

L'ho seguito ininterrottamente su TV2000, che è la televisione vaticana. Ve la consiglio, ha un livello intellettuale che rinvigorisce, dopo la visione delle altre.
La prima rivelazione per me,  fino dalla prima tappa,  è come sono fatti gli africani in Africa. Sono giovani, allegri e se cantano ballano contemporaneamente; tutti, anche Eminenze reverendissime e Presidenti.  Sono per la massima parte poverissimi ma camminano su immense ricchezze che l’Occidente degli affari gli ha rubato e dentro paesaggi splendidi, i più belli del Pianeta.
Una meraviglia assoluta sono   le donne: belle, fortissime, regine dagli occhi tristi, con famiglie numerose sulle spalle mentre gli uomini fanno altro, come scannarsi sempre e assiduamente.
Le donne sono la speranza dell'Africa.

Bergoglio è piombato dentro questo paese a me sconosciuto ma a lui no, perché Kenia, Uganda e Repubblica centroafricana sono ben forniti di vescovi, preti, frati e suore fino da tempi lontani. Padre Camboni era lì nel 1854 e ora ci trovi i comboniani. In Uganda furono uccisi ventidue servitori del Re  perché cristiani cattolici  e molti di più anglicani. Era il 1885.
In Centroafrica lavorano suore straordinarie, bianche e nere, giovani e vecchie, che ho visto intervistate in TV2000.  Mi fanno sempre ricordare due fulminanti versi di Michele Serra:
(…)
sarei un’ottima suora
se ne avessi i coglioni
(…)
Il Papa ha detto cose meravigliose in ogni occasione e omelia; ha pregato in moschea con l’Imam perché Dio è Uno. Ha invocato la pace, il perdono, l’amore tra gli uomini, ha abbracciato i poverissimi e  i rifugiati; ha baciato i bambini invocando la giustizia, la fine delle ruberie dei popoli ricchi sull' Africa depredata, il diritto all' acqua, alla terra ad una casa, al lavoro e ad un gabinetto. 
E’ un Papa di totale e assoluta concretezza.

La Chiesa cambia? E una Chiesa finalmente giusta , vera e obbediente al Cristo e non ai suoi preti, cambierà il mondo?
Non lo so, non lo so. Però credo che si debba imitare Bergoglio nella sua concretezza: ho cominciato a spedire qua e là piccole somme di denaro, quanto  una pensioncina mi consente.
In Centroafrica ci sono uomini e donne che vivono con 1,35 dollari al giorno.
Io al confronto sono il ricco Epulone e non vorrei dare solo le briciole.
Dieci euro in Africa contano e pesano. Magari si trasformano in una bella bevuta di latte, in un pane crocchiante, nel sorriso di un bimbo.

Qui tre indirizzi:

amicicentroafrica.it   ( laica )
mondoaperto.it  ( religiosi comboniani )
cvm.an.it ( laici cristiani marchigiani! )


 

lunedì 23 novembre 2015

Il coraggio serve


....e facciamola poco lunga.........

Dispiace scriverlo, ma i governanti belgi stanno dando un riprovevole esempio di vigliaccheria impotente. Non si può paralizzare per tre giorni consecutivi una grande capitale europea temendo che un paio di pidocchiosi califfi si facciano saltare ammazzando qualcuno.
Visto che tutti strillano alla guerra, allora della guerra si assumano i rischi.
Senza sottovalutare niente e nessuno, prendendo tutte le contromisure necessarie ma continuando a vivere normalmente.

Io che sono della classe 1937 e ho visto la guerra vera posso dire che si andava anche al cinema mentre bombardavano a trenta chilometri di distanza. Mia madre non smise certo di portarmi a giro in bicicletta solo perché finimmo in un fosso a guardare i carri tedeschi e alleati spararsi cannonate.
Finirà male; appena gli sciocchi smetteranno di paralizzare Bruxelles uscirà un guerriero indottrinato e fatto di droga che esploderà dentro una latteria dimostrando così che il Califfato è invincibile e i crociati dei cacasotto. Il massimo risultato propagandistico col minimo sforzo.

Sarebbe anche bene che i media italiani e sopratutto la RAI la smettessero di fare pezzi di colore terrorizzando gli ascoltatori. Le guerre sono cose serie e ci vorrebbero giornalisti e inviati seri,che spiegassero senza colorare troppo.

E prendiamocela comoda, questo casino andrà avanti dieci anni.

domenica 1 novembre 2015

Il Giorno dei Morti





Il Giorno dei Morti.


E oggi è il Giorno dei Morti.

I miei me li sento accanto, uno per uno. Hanno sorrisi e premure che ho conosciuto bene, ognuno secondo quello che è stato. La prima fu Feria. Era una bellissima ragazza napoletana figlia di amici. Se io avevo dodici anni, lei ne doveva avere quindici. Morì fulmineamente di una setticemia che nel 1949 non era curabile.
Ricordo la sua dolcezza, la sua parlata e la sua morte in modo così indimenticabile che l'ho eletta mia psicopompo, buffa parola greca che però ha un significato profondo-sarà lei ad assistermi nel momento dell'ingresso nella mia ultima e definitiva realtà.

La morte è un parto; abbandoniamo questo corpo goffo ormai usurato per uscirne come farfalle dal bruco-nuovi, luminosi, accolti.
Rivedrò mamma e babbo e saranno ciò che erano davvero sotto le loro spoglie umane; dissolta la forma resta l'essenza, ciò che è. Quelli siamo.
Rivedrò la mia vecchia ragazza Liliana e la sua anima schiva, nonna Serafina ligure di Varazze, nonna Argia etrusca di Maremma e nonno Vitaliano, alto, dinoccolato e con gli occhi azzurri, lui del Mugello arrivato dal Nord.

Gli amici, lasciati nel viaggio con poche parole di notizia e uno scuotere del capo.

E' bello il Giorno dei Morti.
La morte, nostra sorella morte corporale, mi sorride e io faccio spallucce.

Come un vecchio ciocco

a  Paolo

Come un vecchio ciocco
che brucia nel camino
faccio braci e faville
e scaldo, da vicino.

Vieni nipote giovane
a scaldarti le mani
Chissà se mi ritrovi
acceso anche domani.

Mi chiedesti una volta
delle faville d'oro
se andavano nel cielo
dove prendevan volo.

No, non se ne vanno
restano  attorno vive
Ti guarderanno uomo
sorridenti e furtive.


sabato 24 ottobre 2015

Se puoi parlarne non è l'eterno Tao

A-teo.




Cercando l'età di Michele Serra  su wikipedia ho trovato scritto : “Michele Serra è ateo”. Di sicuro la  scheda non l'ha scritta lui, è una prosa mediocre.  Quello che mi ha stupito è stata la indiscutibilità dell'affermazione e il contrasto evidente con la pietas espressa dalla poesia che ho pubblicato.
Dove è l'errore?

L'errore è nel termine “a-teo” che non significa nulla essendo una contraddizione in termini: per dire a-devi definire teo, che è assolutamente indefinibile:

Il Tao che può essere detto
non è l'eterno Tao,
il nome che può essere nominato
non è l'eterno nome.
( Lao Tzu )

Obietterete che non stiamo parlando del Tao di Maestro Lao ma del Dio nostro, quello della Bibbia.
Sì , ma allora va detto:
“Michele Serra è ateo perché non crede nel Dio della Bibbia degli Ebrei, quello disegnato da Michelangelo con barba e camicione.”
Se è così, sono ateo anche io.

La verità che gli atei veri all'eterno Tao,  Quello della Bibbia, dei Veda, di Buddha, di Mosè, dei nativi americani del Nord America, dell'Alighieri, di Maestro Lao, di Yeshua ben Joseph detto il Cristo, non ci pensano mai e se mai ci pensano scacciano il fastidioso pensiero.

L'eterno Tao non è definibile né analizzabile, non è sezionabile né misurabile, non è una “Cosa” ma un Accordo d'organo: maestoso, che scuote il nostro cuore, che spaventa la nostra mente e da cui istintivamente fuggiamo.
Non è affrontabile.
A questo servono i Mediatori finché la presunzione non li deforma.
Per questo me ne sto col più sconfitto di loro, col più improbabile e
indefinito, con Quello che non ha lasciato niente morendo sulla Croce. Appena un pugno di seguaci, spaventati, inconcludenti, miserevoli.
Io sono uno di quelli.

venerdì 23 ottobre 2015

Non perdetevi " Ognuno potrebbe " di Serra




Gran libro.



Non perdetevi “Ognuno potrebbe” di Michele Serra. Ho cominciato a leggere Serra quando scriveva su “Cuore” e era il 1989; lui aveva 37 anni e io 52. Era già bravo e alla fine trovate una sua poesia che potrebbe scrivere anche oggi, cambiando solo la geografia.
Il libro è la ricerca del senso del mondo, delle cose e nostro. Però leggero, levigato, un sussurro che  si allarga alle bizzarrie e alle contraddizioni di questo nostro tempo. Rispunta  il modo di far satira di Serra , sempre garbato e elegante.

Il protagonista Giulio, che racconta in prima persona, è un laureato in antropologia finito all'Università a fare  il ricercatore insieme all'amico Ricky. La ricerca è: analisi accurata e documentata delle procedure di esultanza dei calciatori dopo il gol . Lo stipendio di settecento euro al mese.
Vive con la vecchia madre in Capannonia, provincia una volte operosa e ora ridotta dalla crisi ad un deserto di capannoni abbandonati e di macchinari  arrugginiti. Ama la bella e concreta Agnese, ammira l'artigiano tornitore Squarzoni che ancora resiste in un capannone accanto a quello del padre ebanista, morto ormai da dieci anni, odia l'Iphone, tradotto egòfono.
Una sera  si sperde per una deviazione nel labirinto delle strade e delle rotonde di Capannonia “ E dunque sono qui che vago per i non luoghi non ritrovandone più il bandolo, facendomene per giunta un rimprovero perché-penso-dovrei conoscerli a memoria  per quanto lunghi e larghi (....) perché questi luoghi o non luoghi sono i miei luoghi, ci sono nato e cresciuto e ci sto invecchiando...”
E prosegue a piedi fino alla causa del caos della viabilità: c'è un cinghiale morto nel mezzo della strada:
“ il cinghiale giace scuro nello scuro. Per vederlo bene ci si deve avvicinare a pochi passi, mi sembra enorme , soprattutto la testa nella quale l'unico occhio visibile , minuscolo e spalancato, riflette la luce delle torce,come una favilla inspiegabile in tutto quel nero.”

Un gran libro. Mi ha fatto venire in mente quello straordinario film di Olmi che è Centochiodi.  Io dico che la  conclusione è la stessa ma mi riservo il diritto di sbagliare.


Ventiquattro pollici

Si fermarono a riva
i ragazzi leoni
della Surfing Ruanda
tronchi senza la randa
dita senza le mani
contributi africani
al mercato grandioso
della lacrima bianca
due miliardi di case
disponibili a fare
condoglianze virtuali
e collette alla standa.
Tutto questo dolore
confezione gigante
no grazie, non mi sento
abbastanza importante
di un pensiero all'altezza
della mondovisione
dell'enorme porzione
di vestiti e persone
che galleggia sul lago
Per la retta che pago
non mi merito tanto.
O si parte in missione
come fanno le suore
o si spegne il bidone
che rivende il dolore
 Sarei un'ottima suora
se ne avessi i coglioni
nel frattempo converto
le mie televisioni
negli spenti reperti
senza alcuna memoria
che galleggiano inerti
sul mio lago Vittoria.

  (Michele Serra )


martedì 13 ottobre 2015

L'indicibile orrore.


L'indicibile orrore.


Orrore infinito nella Palestina, accanto ai luoghi sacri delle tre religioni monoteiste del medio Oriente.

Terra di Profeti e di Santi.
Terra della Persona Divina Yeshua ben Joseph detto il Cristo, dove nacque, morì, fu sepolto e resuscitò il terzo giorno.

Terra insanguinata da sempre ma mai sprofondata nell'orrore di bambini disperati che pugnalano bambini inconsapevoli.

Di fronte alla disperazione di un popolo angariato, derubato delle proprie speranze fino alla follia, il mondo dei pasciuti signori di Occidente in cui mi metto anch'io guarda sorpreso: che fanno?

Di fronte alla disperazione di cinquanta anni di speranze frustrate i signori della guerra santa spingono all'odio i propri figli adolescenti e il signore della nazione di Israele, democraticamente eletto, tuona oscenamente
“ non riusciranno a distruggere Israele!”

No, signor Netanyahu, non ci riuscirebbero nemmeno in cent'anni di intifada. Israele vivrà ma avrà rinnegato i suoi santi e i suoi profeti, sbeffeggiando quel Dio che è Uno, ma che non è più il suo.
Morti viventi, occuperete quel pezzo di terra che tutti chiamano Santa.

Seduti sui vostri arsenali, perderete l'anima

martedì 29 settembre 2015

Papa Francesco




Un Papa dell'altro mondo.

Sì, ho seguito Papa Francesco negli Stati Uniti e mi sono visti tutti i discorsi e le cerimonie. Ne sono uscito rintontito dalla mancanza di sonno e tormentato da una domanda: ma che ha questo Papa di diverso dagli altri?
Che sia diverso lo vedo da alcuni mangiapreti che frequento, di quelli che il Vaticano lo ridurrebbero a bivacco per ciuchi e vacche.
Mi piace”
Perché? Il perché non è chiaro.

Basta però elencarne le particolarità e confrontarlo con i Papi precedenti, diciamo da Pio XII a Benedetto per rendersene subito conto.
Papa Bergoglio viene dall'America latina, terra di dolori, tormentata per decenni da rivoluzioni, dittatori e narcotrafficanti, insidiata nelle libertà dagli Stati Uniti e oggi in lenta rinascita.
Non ha niente di curiale e nemmeno di cardinalizio. E' totalmente estraneo alla storia della Chiesa Cattolica, Apostolica e sopratutto Romana così come si è configurata da Costantino in poi.
E' un perito chimico, ha avuto una fidanzata e è entrato a ventidue anni, fulminato da una vocazione irresistibile, non in Seminario ma nella Compagnia di Gesù, che ha a capo un Generale che viene chiamato per l'appunto il Papa Nero.
Da Arcivescovo di Buenos Aires visitava le parrocchie prendendo il tram, con la sua fedele borsa di cuoio nero nella destra.
No, non è un Papa come gli altri.

Delle molte cose che fa una mi ha stupito: ripulisce la sua Chiesa con la determinazione di certe madri di famiglia. Ha demolito la Curia e l'oscura banca vaticana, ha condannato con parole terribili i sacerdoti violatori dell'innocenza e gli alti prelati che li hanno coperti, ha chiesto perdono ai valdesi per le stragi di mano cattolica.

Ha enunciato che nessuna religione, nemmeno la sua, ha l'esclusiva della verità e di Dio e che tutto, ma proprio tutto quello che serve è amore e misericordia verso la Creazione e le sue creature.

No, non è un Papa come i 265 precedenti.
Rendiamo grazie.



sabato 19 settembre 2015

E così era tutto un sogno....





L'Europa finita su un filo spinato.


Confesso, io all'Europa ci ho creduto.

Del resto, nell'idea di un'Europa unita e solidale, che riconosceva finalmente come comune la sua storia, io ci sono cresciuto dentro.

Ricordo ancora le sigle: CECA , Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, con cui noi italiani avevamo ben poco da fare, non avendo né carbone né acciaio. Era il 1951, avevo quattordici anni e un babbo che mi spiegava le cose. E poi, quel termine! “Europea”! Appena sei anni prima gli europei erano  impegnati dal 1939 a sbudellarsi, bombardasi, distruggere tutto quello che era possibile, e ora : 
” Comunità Europea”!

Poi la CEE, ancora più esplicitamente Comunità Economica Europea, nel 1957, a Roma, il trattato, anzi il Trattato. Che emozione, che speranze.

Invece alla prima prova neanche tanto difficile e cioè di accordarsi tra cinquecento milioni di abitanti per soccorrere due milioni di disperati in fuga coi bimbi e con le donne, è franato tutto.
Sono gli Stati Nazionali, i Governi Nazionali, le Popolazioni Nazionali che non vogliono accollarsi disturbi o correre rischi e dell'Europa se ne fottono.
Se la Croazia di quattromilioniduecentomila abitanti dice che diciannovemila profughi la mandano in crisi, beh, è finita. Gli toccava un profugo ogni 220 di loro e la Croazia è una Nazione civile.
La verità l'ha detta quel diplomatico danese. Venendo da una nazione di sempliciotti, ha dichiarato pari pari che non si volevano, loro danesi, giocarsi nemmeno un centesimo del loro tenore di vita. Gli altri, Ungheria, Paesi Baltici, Polonia e in definita l'est europeo, trovano formule più ipocrite.
Ma quella è l'infame giustificazione.

Stavolta sono fiero di essere italiano. Noi ne abbiamo salvati centosessanta mila, ne ospitiamo diverse decine di migliaia e solo il Salvini ha avuto il coraggio di specularci sopra, con la sua bella faccia di merda.

Addio Europa. Forse sono mancati simboli, marce, sfilate e batticuori e una prova fondante di quelle dure, tutta nostra. Bah.

Proviamoci ancora, gente.








venerdì 4 settembre 2015






Tenore di vita.


Un irreprensibile e profumato ministro danese si è detto preoccupato dell'immigrazione incontrollata:
Ne va del nostro tenore di vita!” ha commentato.
Invece il bambino siriano sulla battigia che dorme sereno  il suo ultimo sonno, no, non si preoccupava del suo tenore di vita.

Voleva vivere lontano da guerra e morte; che c'è di più semplice e ovvio?

I migranti si giocano la vita ma noi ci giochiamo l'anima.
Non sono loro quelli più a rischio.
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e smettetela di chiamare iena Salvini! Un po' di rispetto per le iene, perdio!

giovedì 6 agosto 2015

Civiltà occidentale



(non era crudele, era stupido )

Questo sorridente signore statunitense di nome Harry è uno dei più grandi assassini della Storia.

Ordinò l'uccisione di 200.000 persone senza che ce ne fosse alcun bisogno.
Erano bambini, donne e uomini abitanti a Hiroshima e Nagasaki, in Giappone.
Ricordiamocene quando cianciamo della civiltà occidentale.



La " Vergine bruciata" della cattedrale cattolica di Nagasaki.
Una preghiera nel ricordo.

domenica 5 luglio 2015

mercoledì 1 luglio 2015

Laudato Sì', enciclica sotto esame



L'Enciclica nella testa del simpatico Chicco Testa.

Questo Enrico Testa detto Chicco sa e fa un sacco di cose: laureato in filosofia, pubblicista, ambientalista, Presidente di questo e quello, dirigente di varie aziende  pubbliche e private, deputato del PCI e PDS fino al 1994 .
Si capisce che possa essere rimasto indietro nella conoscenza di quel vasto e complesso mondo che è il pensiero della Chiesa, elaborato in duemila anni da decine di teste fini e appassionate, come Agostino, Tommaso, Dante, Teilhard de Chardin, Pannikkar e Mancuso.
Bergoglio ne ha sicuramente letto le opere. E Chicco?

Questa sua beata ignoranza gli consente di infilare una serie di esilaranti
bestialità in una colonna che pubblica L'Unità di oggi come contra l'enciclica di Papa Francesco “ Laudato sì'”
Comincia con una diretta e sferzante domanda: quale è il Creato a cui si riferisce Papa Francesco? Ma lo sa , il benedett' uomo, che non Dio ma il big bang ha originato l'Universo ?
Lo dice “ la fisica moderna” e voi capite che se lo dice la fisica moderna...
Si chiede ancora pensoso: ma il papa non crederà mica che il Creato sia “ …una sorte di Eden immutabile che l'uomo starebbe modificando ? Perché invece l'Universo è quello “...in espansione e la Terra è stata calda, fredda, abitata da dinosauri, tsunami (…)
Insomma, l'evoluzione, no?

Su questo punto consiglio il Chicco di leggersi qualcosa degli autori che ho citato. Cominci con “Il principio passione” di Vito Mancuso perché Teilhard è ostico assai.

Sul primo punto gli racconto qualcosa io, diffidandolo a imparare “ la fisica moderna” guardando le trasmissioni di Piero Angela.
L'ipotesi ( perché di ipotesi si tratta ) che l'Universo abbia avuto origine dalla esplosione di una Singolarità Iniziale, principiando ad espandersi, è abbastanza accettata dai cosmologi. Il problema è che da una singolarità, punto di inconcepibile densità di energia condensata, come quella ipotizzata, non poteva originare questo Universo.
Eh, caro Chicco, se chiedesse, per esempio a Stephen Hawking che sicuramente ha sentito nominare, come ha fatto una singolarità perfettamente isotropa e omogenea ( uguale in tutte le direzioni, una pappa di semolino ) a originare espandendosi questo Universo ( un panettone pieno di buche, uvette e canditi ) , Stephen le risponderebbe :
non lo sappiamo, ci stiamo pensando...
Bene, Bergoglio, Teilhard, Mancuso e io una risposta ce l'abbiamo.

Liquidati in venti righe origine dell'Universo e evoluzione il Testa accusa Papa Bergoglio di confondere e usare i termini Natura e ambiente “...come li usa il turista domenicale in gita fuori porta”. E passa a spiegargli come e qualmente.
Lo può fare perché ha una laurea in filosofia, è stato Presidente e Fondatore di Legambiente e ha scritto un libro!
  • Chicco Testa, Patrizia Feletig. Contro(la)natura. Perché la natura non è né buona, né giusta, né bella. Marsilio (collana "I Grilli"), 2014
Non se n'è accorto nessuno ma pazienza.

La tesi è che non è vero che la Natura è buona e l'uomo cattivo perché è cattiva anche la Natura come dice per l'appunto il titolo del libro.
Testuale :” qualcuno ha spiegato al capo della Chiesa cattolica che, per esempio, della Natura fanno parte anche microbi ( !!i microbi!!) virus e batteri che nel corso dei secoli hanno sterminato fino alla metà della popolazione mondiale e ancora oggi sono la prima causa di mortalità nel mondo?”
Evidentemente no. Papa Bergoglio evidentemente non sa niente dei microbi.

Oggi mi fermo qui per non farla troppo lunga.
Continuerò nei prossimi giorni perché l'ineffabile Chicco prosegue imperterrito a sparare sciocchezze per una altra mezza colonna.
Troppo divertente

P.S. L'Unità ha cominciato a ri-uscire. E' un bel giornale, compratelo. La colonna di Chicco è una disavventura. Come diceva il mio amico Vais:
gira gira qualche merda si pesta.